La mancanza di elementi direzionali che lamentavamo nelle ultime settimane forse è terminata e, stando a quanto emerso negli ultimi giorni, sembra che a prevalere sia il dollaro statunitense. La coppia EUR/USD è infatti scesa a 1,1615, il suo livello più basso da fine luglio a questa parte, con lo slancio positivo del biglietto verde che non ha grandi segnali di arretramento tecnico, e che potrebbe estendersi la prossima settimana con la pubblicazione dei dati sull’occupazione.

Il ruolo delle banche centrali

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Il tema principale della scorsa settimana, come prevedibile, è stato l’avversione al rischio determinato dalla crescita dei contagi di coronavirus in Europa. Il Vecchio Continente è nel bel mezzo di una seconda ondata, con nuove restrizioni annunciate in Francia, Spagna e Regno Unito. La pandemia continua a gravare sul progresso economico, con elementi statistici macroeconomici sempre più deboli che indicano che un’eventuale ripresa richiederebbe molto più tempo di quanto inizialmente previsto.

Intanto, negli Stati Uniti, il numero 1 della Federal Reserve, Jerome Powell, ha testimoniato davanti al Congresso e ha chiesto ai legislatori di fornire sostegno fiscale, ancora una volta, per poter fronteggiare le conseguenze negative che il coronavirus ha arrecato all’economia. Inoltre, sempre negli USA, giovedì scorso il Segretario del Tesoro Steven Mnuchin e la Presidente della Camera Nancy Pelosi hanno accettato di riprendere i colloqui formali per un nuovo disegno di legge sul sostegno economico, ma finora non è stato annunciato alcun progresso.

I dati macroeconomici relativi alla crescita rilasciati in questi giorni sono stati piuttosto tiepidi. Markit ha pubblicato le stime preliminari sul PMI di settembre, che hanno mostrato che l’attività economica si è contratta nella maggior parte dell’UE, con gli indici che sono scesi sotto i 50 in diversi Paesi.  Negli Stati Uniti, gli indici sono rimasti entro i livelli di espansione, ma sono avanzati a un ritmo più lento del previsto.

Crescita economica e occupazione sotto i riflettori

Altri indizi sulla salute economica delle principali economie arriveranno la prossima settimana, a partire da martedì, con l’indicatore del sentimento economico di settembre dell’UE e la stima preliminare dell’inflazione tedesca di settembre. A proposito di quest’ultimo, vale la pena di notare che le banche centrali stanno mantenendo i tassi ai minimi storici e si astengono dall’annunciare ulteriori stimoli, mentre le pressioni inflazionistiche sono ben lungi dall’essere sufficienti per innescare una risposta da parte dei responsabili politici. L’UE pubblicherà anche le sue stime dell’IPC di settembre, mentre la Germania pubblicherà le vendite al dettaglio di agosto mercoledì.

Anche in questa nuova settimana, inoltre, il mercato otterrà alcuni dati definitivi su stime già pubblicate, tra cui il PIL del secondo trimestre degli Stati Uniti e le PMI Markit. Più importante, gli Stati Uniti pubblicheranno il PMI ufficiale dell’ISM, previsto per settembre a 56, in linea con la lettura finale di agosto.

Analisi tecnica EUR/USD

Da un punto di vista tecnico, il cambio EUR/USD sembra aver raggiunto un massimo provvisorio. A lungo termine, tuttavia, il calo in corso sembra essere correttivo. Il prossimo livello di supporto rilevante è pari a 1,1600, seguito dal massimo di marzo a 1,1496. La coppia dovrebbe avanzare oltre 1,1720 per recuperare un po’ di forza rialzista e salire verso la zona posta a 1,1800/40 la prossima settimana.

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