Il dollaro americano non è stato in grado di sostenere a lungo il proprio slancio positivo, e ha perso terreno contro la maggior parte delle valute rivali. Dal canto suo l’euro è stata tra le peggiori monete contro il biglietto verde, considerato che non ha trovato alcun spunto di forza autonoma. Ne è derivato che il cambio euro dollaro ha toccato un minimo settimanale a 1,1614,  per poi risalire lievemente quota.

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Evidentemente, come già ripetiamo da diverso tempo, il driver principale di mercato non può che essere il sentiment legato al rischio, legato a sua volta dal disegno di legge sugli stimoli finanziari negli USA, e dalle decisioni sul post-Brexit. Come se non bastasse, venerdì il presidente americano Donald Trump e la moglie Melania hanno annunciato di aver contratto il COVID-19.

Proprio quest’ultimo evento ha evidentemente preso il sopravvento sulle altre notizie, mettendo perfino in ombra le notizie su un aggiornamento deludente sulle retribuzioni dei dipendenti. Secondo il comunicato ufficiale, gli Stati Uniti hanno incrementato 661 mila nuovi posti di lavoro a settembre, molto peggio degli 850 mila previsti. Il tasso di disoccupazione nello stesso periodo è sceso al 7,9% dall’8,4% al 7,9%, battendo l’8,2% previsto dagli analisti.

Insomma, nonostante un buon incremento della settimana, il dollaro statunitense ha finito con il soffrire la notizia secondo cui la presidente della Camera dei deputati Nancy Pelosi e il segretario del Tesoro Steven Mnuchin non sono riusciti  a trovare alcun accordo per il pacchetto di stimoli anti-coronavirus. Giovedì scorso, la Camera dei Democratici ha approvato un piano democratico da 2,2 trilioni di dollari per fornire un sollievo economico immediato, ma difficilmente passerà al Senato, che ha una maggioranza repubblicana. Il pacchetto dei repubblicani ammonta a 1,6 trilioni di dollari.

Le turbolenze sono poi cresciute in vista del primo dibattito presidenziale americano tra Trump e Biden, fornendo ben poca sostanza agli investitori. Si è trattato di un dibattito molto deludente, poco più che un battibecco, con interruzioni frequenti. Spicca però l’atteggiamento di Trump, e la sua precisazione che non è scontato che accetti i risultati delle elezioni, in quanto ha ripetutamente affermato che le schede elettorali per posta potrebbero condurre a un’elezione truccata.

Passando poi ai dati fondamentali, quelli diffusi in questi giorni sono stati contrastanti, con un miglioramento della fiducia dei consumatori. In ogni caso, la ripresa economica negli Stati Uniti e nell’UE continua ad essere lenta e molto al di sotto dei livelli pre-pandemici. A questo punto, è chiaro che il ritorno economico richiederà molto più tempo di quanto inizialmente previsto. La prossima settimana ci saranno alcune pubblicazioni interessanti, con i dati finali PMI di Markit di settembre per l’UE e gli USA, e i PMI ufficiali di ISM per gli Stati Uniti, previsti in lieve calo. Mercoledì il FOMC pubblicherà il verbale della sua ultima riunione, quando lasciò i tassi ai minimi storici. In ogni caso, tale pubblicazione non dovrebbe avere un grande impatto sul mercato.

Sul fronte dell’analisi tecnica, il quadro a lungo termine per EUR/USD è ancora rialzista nel medio termine, ma il potenziale ribassista di brevissimo termine sembra essere aumentato. Un livello di supporto immediato è posto a 1,1670, ma la coppia potrebbe avrebbe bisogno di cedere quota 1,1600 per diventare ribassista e testare il livello di supporto dinamico a 1,1520. Al di sopra di 1,1770, d’altra parte, la coppia potrebbe recuperare fino alla zona di 1,1840.

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