Il dollaro statunitense ha affrontato un periodo di particolare affaticamento la scorsa settimana, crollando contro tutti i suoi principali rivali. Il cambio EUR/USD è avanzato a quota 1,1890 mantenendo sostanziali guadagni alla fine della settimana, spinto dalle incertezze sull’esito delle elezioni presidenziali americane.

Elezioni presidenziali USA e coronavirus

Gli Stati Uniti sono andati alle urne martedì, ma fino a sabato non era ancora chiaro chi fosse il 46° presidente dell’Unione. La corsa serrata è infatti stata definita da un paio di Stati, e forse lo sarà ancor di più dalla Corte Suprema. La vittoria di Joe Biden si scontra infatti con il fatto che il presidente Trump ha avviato diverse cause per frode elettorale, rifiutandosi di riconoscere il proprio sfidante come vincitore.

Alcune di queste richieste sono già state respinte in assenza di prove, ma ciononostante l’impressione è che siamo ancora molto lontani dalla fine di questa storia, che probabilmente manterrà le luci della ribalta nei prossimi giorni. Il crollo del dollaro è il risultato dell’atteggiamento degli investitori dinanzi a questo scenario.

Nel frattempo, la pandemia continua a farsi sentire a livello globale. Gli Stati Uniti hanno raggiunto il triste record di oltre 100.000 nuovi casi di coronavirus in un giorno. Terminata la fase di stallo che era stata innescata dalle elezioni presidenziali, è possibile che il sentimento di mercato possa presto subire un’inversione di tendenza, in virtù del fatto che la crescita dei contagi da coronavirus tornerà in prima linea nelle attenzioni dei trader.

Intanto, la Federal Reserve statunitense ha annunciato le sue scelte di politica monetaria e, come ampiamente anticipato, ha lasciato invariati i tassi e il programma QE. Il numero 1, Powell, ha ribadito di essere pronto a fare tutto il necessario per sostenere la ripresa economica, ma ha anche chiesto nuovamente il sostegno fiscale che forse, ora, nello scenario post elettorale, diventerà un po’ più semplice. Ha poi ripetuto i suoi consueti avvertimenti relativi alla pandemia, suggerendo che la ripresa economica sia fragile e non dovrebbe essere data per scontata.

Una crescita troppo lenta potrebbe scoraggiare i mercati

Gli indicatori economici pubblicati questa settimana sono stati generalmente ottimistici, ma hanno anche indicato che le economie più rilevanti sono molto al di sotto dei livelli pre-pandemici. Il cammino verso la piena ripresa economica è molto lento, e con gli ultimi dati COVID-19 che continuano ad allarmare, sembra proprio che ci vorrà più tempo.

In particolare, Markit ha pubblicato le letture finali delle sue PMI di ottobre, che sono state riviste al rialzo nell’UE e negli USA. Tuttavia, la produzione di servizi è rimasta in territorio di contrazione per tutto il mese. L’ISM Manufacturing PMI ufficiale degli Stati Uniti è migliorato a 59,3, mentre il PMI dei servizi è arrivato a 56,6, in calo rispetto al 57,8 di settembre. 

In Europa, le vendite al dettaglio hanno registrato un modesto 0,5% mensile, e hanno guadagnato il 2,2% a settembre, ben al di sotto del 4,2% aggiunto ad agosto.

Gli Stati Uniti hanno comunicato il proprio aggiornamento sul mercato del lavoro venerdì.  I salari non agricoli sono cresciuti di 638 mila euro, leggermente meglio del previsto, mentre il tasso di disoccupazione ha sorpreso, scendendo al 6,9% contro il 7,9%. Intanto, il tasso di partecipazione della forza lavoro è salito dal 61,4% al 61,7%.

Analisi tecnica EUR/USD

Il cambio EUR/USD è scambiato nella parte alta del suo range di ottobre, non riuscendo a superare la zona di prezzo 1,1870/80. Il livello di resistenza immediata è posto a 1,1915, seguito da 1,1960 e da 1,2011. Un approccio a quest’ultimo darà probabilmente impulso alle prese di profitto e si tradurrà in un grande ritracciamento. I supporti, invece, sono attualmente posti a a 1,1840 e a 1,1790. Al di sotto di quest’ultimo, la coppia potrebbe entrare in un declino correttivo verso la zona di prezzo 1,1700. 

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