Il dollaro statunitense in settimana ha subito l’effetto dei deludenti dati sull’occupazione, che indicano un ritardo nel tapering da parte della Fed in uno scenario in cui, invece, i commenti hawkish di diversi funzionari della Fed e le crescenti pressioni inflazionistiche avevano condotto alla speculazione che la banca centrale statunitense potesse iniziare a ridurre la sua politica monetaria ultra-allentata entro fine anno. Tuttavia, il capo Powell ha raffreddato tali speranze durante il meeting di Jackson Hole, esprimendo preoccupazioni sui potenziali effetti della diffusione della variante Delta del coronavirus nella ripresa economica.

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Powell ha inoltre fatto cenno al fatto che il tapering potrebbe ancora avvenire quest’anno, condizionato dai progressi dell’economia verso gli obiettivi della Fed. Riguardo all’inflazione, ha detto che “a questi livelli, è, ovviamente, motivo di preoccupazione“, per poi aggiungere che “questa preoccupazione è mitigata da una serie di fattori che suggeriscono che queste letture elevate sono probabilmente temporanee“.

Sull’occupazione, Powell ha invece affermato che il settore si sta riprendendo, ma ha ancora molta strada da fare. Negli ultimi giorni, le sue parole sono state confermate dai dati macroeconomici, gettando acqua fredda sulle speranze del mercato.

Il sondaggio ADP ha anticipato pessimi dati sull’occupazione, dato che il settore privato ha aggiunto 374K nuovi posti di lavoro, ben al di sotto dei 613K previsti. Inoltre, la sotto-componente dell’occupazione ISM Manufacturing si è contratta a 49 da 52.9. Infine, il rapporto sui Nonfarm Payrolls è stato una ulteriore  causa di insoddisfazione, dato che il Paese ha aggiunto solo 235K nuovi posti di lavoro, mancando i 750K previsti. Il tasso di disoccupazione si è contratto al 5,2% come previsto, mentre il tasso di partecipazione della forza lavoro è rimasto invariato al 61,7%.

E la BCE che fa?

La Banca Centrale Europea si riunirà il prossimo 9 settembre. Gli operatori di mercato si aspettano che mantenga la sua politica monetaria in attesa di novità. Effettivamente, i policy maker europei sono stati prudenti nell’annunciare un cambiamento della loro politica attuale e sono principalmente concentrati sugli sviluppi della pandemia.

Al di là delle banche centrali, i dati rilasciati in questi giorni sono stati più scoraggianti. L’indicatore del sentimento economico dell’UE si è contratto a 117,5 in agosto, mentre la fiducia dei consumatori del CB statunitense si è ridotta a 113,8 nello stesso mese. Inoltre, Markit ha pubblicato le letture finali dei suoi PMI di agosto, la maggior parte dei quali ha subito revisioni al ribasso rispetto alle stime preliminari, indicando comunque un’espansione.

Il calendario macroeconomico

Il calendario macroeconomico sarà intenso la prossima settimana nell’UE. Oltre alla riunione della BCE di giovedì prossimo, la Germania pubblicherà gli ordini di fabbrica di luglio, la produzione industriale e la bilancia commerciale. Il Paese pubblicherà anche il sondaggio ZEW di settembre, con il sentimento economico visto migliorare a 56,7. Inoltre, pubblicherà anche la lettura finale dell’inflazione di agosto.

L’Unione pubblicherà una revisione del suo prodotto interno lordo per il secondo trimestre, mentre gli Stati Uniti hanno una settimana tranquilla in termini di dati macroeconomici.

Analisi tecnica EUR/USD

Il cambio EUR/USD mantiene i guadagni settimanali dopo aver toccato 1,1908, il massimo del 30 luglio. In rialzo per la seconda settimana consecutiva, il cambio dimostra una tiepida forza rialzista, anche se gli indicatori tecnici recuperano all’interno di livelli negativi, non riuscendo a suggerire un’estensione rialzista a lungo termine.

Per quanto concerne le resistenze, la prima è posta a quota 1,1950, oltre al quale il prossimo livello di cui tenere conto è la soglia psicologica di 1,2000, in direzione della zona di prezzo di 1,2060/70. Il supporto principale è invece posto 1,1820. Al di sotto di esso, il cambio potrebbe puntare verso la zona di prezzo di 1,1750.

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