Nel 2012 il Governo ha approvato una normativa rivoluzionaria con il “Decreto Crescita Bis” rivolto al settore del private equity e del finanziamento d’impresa dando così il via al mercato dell’equity crowdfunding. Da strumento inizialmente vocato solo all’investimento in startup oggi diventa un’opportunità per finanziare un’ampia gamma di progetti anche a basso rischio. 

Lo strumento

Traducibile letteralmente con “investimento in capitale di rischio da più soggetti”, l’equity crowdfunding è un’alternativa di finanziamento per startup e PMI italiane attraverso aumento di capitale, offrendo quindi quote societarie a nuovi soci che forniscono alla società il capitale. La particolarità di quest’operazione sta negli investitori – privati, imprese e professionisti – e nelle modalità: la sottoscrizione di quote e tutta la fase informativa può essere svolta interamente su una piattaforma web autorizzata da CONSOB.

Negli anni si sono succedute modifiche e adeguamenti per rendere più diffuso l’utilizzo di questo strumento partito in sordina ma con enormi potenzialità. Ulteriormente incrementate da quando, nel gennaio 2018, è stato aperto a tutte le PMI italiane, inizialmente era un’esclusiva di startup e PMI innovative (ad oggi poco più di 10.000).

Grazie alle sue peculiarità l’equity crowdfunding consente di raccogliere capitali da una moltitudine di persone online, privati o imprese, ripartendo il rischio d’impresa su più soggetti. Il vantaggio per le aziende è la possibilità di reperire i fondi necessari da parte degli investitori che diventeranno soci a tutti gli effetti, ma anche di avvalersi delle conoscenze e competenze dei medesimi, derivandone un valore aggiunto per la società.

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Questa tipologia di finanziamento alternativo è particolarmente adatta a quelle imprese che vogliono basare il proprio sviluppo sulla community, sia come operazione di marketing, sia come test o operazione propedeutica a successivi round di finanziamento. 

Il mercato

La dimensione di questa innovativa, ma ormai consolidata, forma di finanziamento ha raggiunto volumi rilevanti al di fuori dell’Italia. I leader di mercato nel Regno Unito, Seedrs  e Crowdcube, hanno insieme superato i 2 miliardi di sterline raccolte.

Nonostante la rilevante differenza quello italiano non è un mercato fermo: dal 2015 si registrano incrementi a doppia (in alcuni casi addirittura tripla) cifra sia per volumi di raccolta che per numero di campagne e percentuale di successo delle stesse. Il capitale raccolto dalle 44 piattaforme autorizzate dall’avvio della legge nel 2012 ha recentemente raggiunto i 188 milioni secondo i dati forniti dall’Osservatorio CrowdInvesting, un livello quindi che seppur considerevole è di diversi ordini inferiore a quello britannico.

Tipologia di investimenti

Lo strumento è ad oggi utilizzato prevalentemente da startup innovative, aziende nei primi anni di vita che propongono prodotti e servizi in fase di prototipo o di validazione. Queste aziende rappresentano una tipologia di investimento ad alto rischio ma con alto potenziale di rendimento. Il principale profitto dall’investimento in startup è rappresentato dalla plusvalenza (differenza tra prezzo di acquisto e di vendita), derivante dalla vendita a privati o attraverso un mercato secondario nel caso la società arrivi alla quotazione.

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Sebbene la maggior parte dei portali italiani si concentri su questa tipologia di offerta, esistono altre interessanti opportunità di investimento rappresentate da imprese più consolidate o tradizionali, da veicoli di investimento in progetti energetici o ancora da società di investimento o holding, che coordinano e partecipano ad una moltitudine di progetti. Tali aziende rappresentano un investimento con rischio medio-basso, essendo maggiormente strutturate e spesso con diversi anni di attività e di esperienza. A ciò è legato un ritorno economico inferiore, seppur considerevole rispetto ad esempio al classico investimento in titoli di Stato, e di diversa natura: in quest’ultimo caso l’investitore più che alla plusvalenza, comunque possibile, punta alla distribuzione annuale degli utili aziendali (dividendi).

Il portale bergamasco, WeAreStarting, sin dai primi passi, ha proposto agli investitori la possibilità di investire in differenti tipologie di aziende, essendo questo l’elemento distintivo all’interno del mercato. Negli anni la piattaforma ha sostenuto il rilancio di aziende storiche come il raviolificio trevigiano Alibert 1967 S.p.A. o Pralina S.r.l., eccellenza pugliese nella produzione ed esportazione di zuppe e vellutate bio. Molti sono stati anche i veicoli di investimento cleantech, società costituite ad hoc da una cordata di partner per la realizzazione di singoli progetti di matrice energetica, ne sono un esempio EYS BA, riqualificazione energetica del palazzetto sportivo di Busto Arsizio, o SMY Umbria, progetto di installazione partecipativa di colonnine di ricarica elettrica nel territorio umbro. 

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