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Meteofinanza.com - venerdì, 22 settembre 2017

Mercato del lavoro: cos’è, definizione, riassunto

Quando si parla di crescita economica, i risparmiatori che non hanno una grande dimestichezza con la materia pensano che ciò rappresenti una crescita di ricchezza e dei propri standard di vita. Ebbene, non è totalmente inesatto, ma in realtà sarebbe più corretto ricordare come la prosperità nazionale sia il risultato di un’economia avanzata e di strategie politiche ben orchestrate, a supporto di solidi elementi fondamentali.

Tra tali elementi fondamentali in grado di farci comprendere se un’economia nazionale sia o meno solida vi è certamente il mercato del lavoro. E comprenderlo non è poi così difficile: un’occupazione stabile può infatti contribuire a supportare l’economia, rendendola meno vulnerabile agli shock, permettendole di continuare a crescere anche durante una crisi finanziaria globale e conservando un più elevato standard di vita.

Di contro, non solamente un elevato tasso di disoccupazione equivale al fatto che più persone sono senza lavoro e senza reddito, bensì una simile condizione sarebbe in grado di contraddistinguere un’economia dominata dall’incertezza e dalla sfiducia, con riflessi sul sentimento dei consumatori e sulla riduzione della spesa per gli stessi, che a sua volta costituisce una parte importante del Prodotto Interno Lordo di un Paese. Anche per questo motivo il contenimento della disoccupazione è uno dei mantra di politici e autorità monetarie…

Mercato del lavoro: cos’è, definizione, riassunto

Cos’è il mercato del lavoro

Per sua definizione, il mercato del lavoro è il in cui i lavoratori sono in grado di trovare lavoro dietro retribuzione, e i datori di lavoro cercano lavoratori disposti a lavorare in cambio di un determinato salario. Per quanto concerne la determinazione degli stessi, il “prezzo” è determinato dall’incontro tra la domanda e l’offerta, anche se non mancano elementi che rendono più complesso lo scenario: in alcuni Stati esistono ad esempio dei salari minimi al di sotto del quale gli stipendi a tempo pieno non possono scendere, mentre altri si sono astenuti dall’introduzione di un simile strumento.

Secondo la loro dimensione e portata, i mercati del lavoro possono essere locali, nazionali e anche internazionali. Di solito, i Paesi adottano al loro interno una politica rigorosa dei visti per gli stranieri, che limita la libera circolazione delle persone e introduce anche restrizioni sul mercato del lavoro per chi arriva dal di fuori del mercato domestico. Altri Paesi hanno invece firmato degli accordi proprio per facilitare il flusso di persone, formando così un mercato del lavoro internazionale senza costi di accesso (si pensi all’Unione Europea).

Per quanto attiene la loro composizione, i mercati del lavoro sono costituiti da segmenti di interazione più piccoli per diverse qualifiche, competenze e posizioni. Le varie sezioni che compongono il mercato del lavoro sono a loro volta contraddistinte dallo scambio di informazioni tra i datori di lavoro e le persone in cerca di lavoro relativamente ai salari, alle condizioni di lavoro, al livello di concorrenza e così via.

Ad ogni modo, quel che non cambia è la sua caratteristica fondamentale: come ogni mercato, anche quello del lavoro sarà definito dalla domanda offerta. Se pertanto c’è un gap di ingegneri in un determinato Paese, nel cui settore manifatturiero gli investitori prestano grande attenzione, la professione dell’ingegnere sarà pagata meglio della media e riceverà probabilmente anche migliori condizioni di impiego.

Un altro elemento che contraddistingue in maniera significativa il mercato del lavoro (e lo fa in misura sempre più crescente) è la sua flessibilità, che riflette la capacità di un’azienda di apportare modifiche al numero dei dipendenti, al numero di ore lavorative settimanali, all’entità dei salari e all’influenza dei sindacati. In un mercato flessibile le condizioni del mercato del lavoro sono meno regolamentate e le retribuzioni sono definite da principi di mercato puri, mentre un mercato con una bassa flessibilità ci si trova generalmente a dover fare i conti con livelli salariali minimi, varie esigenze sindacali, fattori sociali supplementari, e così via.

Mercato del lavoro: cos’è, definizione, riassunto

Gli indicatori fondamentali sul mercato del lavoro

Ora che abbiamo introdotto il significato e le caratteristiche del mercato del lavoro, è giunto il momento di rivolgere la nostra attenzione agli indicatori fondamentali, che sono in grado di misurare e di analizzare sinteticamente la salute del mercato e un eventuale cambiamento nelle sue condizioni.

Ebbene, come vi risulterà piuttosto intuibile, vi sono diversi indicatori che è bene seguire periodicamente, e che consentono agli investitori di valutare quanto sia buono il mercato del lavoro e quanto possa contribuire alla crescita economica di un Paese. Tra i principali, ci sono:

  • andamento degli occupati
  • tasso di disoccupazione
  • salario medio orario
  • richiesta di sussidi per la disoccupazione

Occupati

L’andamento degli occupati riflette la variazione dei “libri paga”, generalmente per i settori non agricoli. Come risulta essere facilmente intuibile, un aumento del loro numero significa che i datori di lavoro hanno creato più posti di lavoro rispettivo al mese precedente, e viceversa. Rappresenta pertanto il numero totale di dipendenti in qualsiasi attività, anche se di solito vengono esclusi gli impiegati agricoli, i dipendenti del settore pubblico generale, i dipendenti delle organizzazioni no-profit e i dipendenti / collaboratori familiari.

Nonostante la volatilità e la possibilità di grandi revisioni da parte di tale indicatore, l’andamento degli occupati è sicuramente un tempestivo e completo valore sullo stato attuale dell’economia, valutato che in un’economia matura i lavoratori non agricoli rappresentano più dell’80% dei lavoratori che producono l’intero Prodotto Interno Lordo.

Un cambiamento positivo nei libri paga non agricoli, soprattutto se supera le proiezioni dei principali analisti finanziari, fornisce un sostegno forte la valuta del Paese / area in questione, facendo pressione sulle sue controparti.

Tasso di disoccupazione

Il tasso di disoccupazione è il secondo indicatore più apprezzato per chi si occupa di analizzare l’andamento del mercato del lavoro, rappresentando la percentuale della forza lavoro ammissibile che è attualmente disoccupata, ma sta cercando attivamente un’occupazione. Viene calcolato su base mensile ed è un valore ritenuto in grande importanza, oltre che in grado di produrre ampie fluttuazioni sui mercati finanziari.

Più nel dettaglio, risulterà essere anche di interesse un ulteriore approfondimento statistico, cercando di comprendere da quanto si è mediamente disoccupati, quante persone disoccupate da più di un mese / anno sono ancora senza lavoro, quanti “nuovi disoccupati” ci sono, e così via.

Come risulta facilmente comprensibile, un tasso di disoccupazione elevato è qualcosa che ogni Paese dovrebbe cercare di evitare, poiché comporta una riduzione della spesa per i consumatori (che a sua volta rappresenta più del 70% del Prodotto Interno Lordo di un Paese). E non solo un tasso di disoccupazione più elevato significa che più persone sono disoccupate e non hanno redditi, le quali andranno a influenzare direttamente le spese per i consumatori, quanto anche che un mercato del lavoro con tanti disoccupati conduce alla perdita della fiducia dei consumatori, che incide anche sulle persone attivamente occupate, generando una pericolosa spirale.

Ad ogni modo, anche se un tasso di disoccupazione elevato potrebbe essere devastante per la crescita economica, anche la disoccupazione troppo bassa dovrebbe in realtà essere evitata in quanto spinge l’inflazione in maniera eccessiva, e conduce i salari sempre più su, portando l’economia a surriscaldarsi. Un tasso di disoccupazione di circa il 4-6 per cento potrebbe essere considerato una sorta di piena occupazione desiderabile.

Salario medio orario

L’indicatore del salario medio orario misura la variazione delle spese di lavoro che le aziende devono sostenere. Moltiplicato per le ore settimanali medie, il salario medio orario ci fornisce altresì un’indicazione della crescita del reddito personale durante il rispettivo mese di analisi e, per questo motivo, si tratta di un indicatore da osservarsi attentamente.

Come peraltro avviene con altri indicatori tipici del mercato del lavoro, anche il salario medio orario è un indicatore di media volatilità.

Richiesta di sussidi per la disoccupazione

Le richieste di sussidi per la disoccupazione riflettono il numero di persone che hanno presentato le domande di prestazioni di disoccupazione per la prima volta durante la settimana precedente all’analisi. Ne deriva che una flessione delle domande significa che meno persone hanno perso il proprio posto di lavoro nel periodo in esame rispetto a prima, indicando un rafforzamento del mercato del lavoro (naturalmente, viceversa avverrà l’opposto).

Si tratta di un dato molto impattante sui mercati finanziari, che può spingere movimenti a breve termine molto forti dopo il suo rilascio, soprattutto nelle ipotesi in cui superi le proiezioni degli analisti.

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