Qualche anno fa l’U.S. Space Force ha assegnato 1 miliardo di dollari in contratti annuali di approvvigionamento per il lancio di razzi alle due maggiori aziende spaziali americane, SpaceX e United Launch Alliance, una joint venture tra Boeing e Lockheed Martin.

Ebbene, la Space Force sta compiendo un ulteriore passo in avanti e si sta preparando a distribuire ancora più fondi. È dunque giunto il momento per avvicinarsi al comparto, puntando su quali azioni si aggiudicheranno le risorse.

I contratti della Space Force

Ricostruendo brevemente la storia dei contratti della Space Force, ricordiamo come nel 2020 venne stipulato un contratto con SpaceX e United Launch Alliance per il lancio di circa 25 missioni spaziali dal 2022 al 2027: cinque anni di contratti per un valore complessivo di circa 5,5 miliardi di dollari.

Tuttavia, con il rapido aumento di nuove aziende spaziali che si affacciano sul mercato – principalmente attraverso le fusioni SPAC condotte durante la pandemia – la Space Force ha ora un numero molto maggiore di potenziali appaltatori tra cui scegliere, e può adattare le aggiudicazioni dei contratti alle dimensioni e alle capacità di tali aziende.

Per molte imprese si tratta di un’incredibile opportunità. Piccole società spaziali come Rocket Lab e Virgin Orbit, quotate in Borsa negli ultimi anni e fortemente specializzate nel lancio di carichi utili satellitari in chilogrammi, non in tonnellate, potrebbero infatti beneficiarne. Un’opzione che Space Force sta valutando è infatti quella di assegnare una sorta di contratto ombrello – noto come “task order” – in cui definire una somma complessiva di denaro che si intende spendere per una serie di progetti, e qualificare più appaltatori a fare offerte per i singoli compiti.

Per esempio, la Space Force potrebbe decidere di stanziare 5,5 miliardi di dollari per i lanci, in generale, dal 2028 al 2033. Poi, nel corso del tempo, potrebbe distribuire questi fondi tra piccoli vettori come Rocket Lab e Virgin Orbit per il lancio di piccoli satelliti con breve preavviso, mentre si rivolgerebbe a operatori come SpaceX e United Launch Alliance per il lancio di grandi satelliti (o di grandi costellazioni di piccoli satelliti) secondo un calendario più definito e stabilito.

Insomma, nella Space Economy ci sarebbe spazio sia per le piccole che per le grandi società del settore.

Anche le vecchie società spaziali potrebbero avvantaggiarsi

Oltre ai nuovi operatori, è possibile che vecchie società spaziali possano tornare in corsa. Nel 2020, per esempio, la Northrop fu esclusa dall’assegnazione dei lanci della Fase 2 della Space Force, come la più recente Blue Origin, con un risultato che ha di fatto portato alla chiusura del progetto di razzi di grandi dimensioni OmegA, prodotti da Northrop.

Ora, se la Fase 3 fosse stata condotta come la Fase 2, questa sarebbe una cattiva notizia per la Northrop, perché OmegA è ormai appartenente alla storia e il nuovo razzo Antares 330 dell’azienda è ancora in fase di sviluppo.

Tuttavia, c’è anche la possibilità che nella Fase 3 la Space Force sottoponga a sondaggio gli appaltatori per la loro capacità di eseguire lavori di trasporto nello spazio, e questo potrebbe anche includere il rifornimento di satelliti in orbita o l’uso di rimorchiatori spaziali per spostare i satelliti da un’orbita all’altra, oltre al lavoro di lancio.

Una simile evoluzione dal paradigma di base dei “servizi di lancio” potrebbe essere molto vantaggiosa per un’azienda come la Northrop, che attualmente ha addirittura due rimorchiatori spaziali a disposizione (i MEV) in orbita, che eseguono lavori di trasporto nello spazio per aziende satellitari commerciali.

Per la stessa logica, anche altre aziende potrebbero essere interessate a svolgere un lavoro simile, come la Lockheed Martin, la Momentus e la Rocket Lab.

Insomma, in conclusione di questo breve approfondimento, non possiamo non sottolineare il fatto che sembrano esserci margini di lavoro con tutti, e che la concorrenza tra SpaceX e United Launch Alliance e, tra questi due, con i piccoli operatori e le società di servizi in orbita, dovrebbe rendere l’accesso allo spazio sempre più economico, con conseguente miglioramento dei business.

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