Il cambio EUR/USD ha eroso parte dei guadagni maturati nelle sessioni precedenti, scambiando ora sotto i livelli di media mobile semplice a 50, 100 e 200. La prima resistenza critica sui grafici è posta a 1,2110, il punto di confluenza tra la media mobile semplice a 50 e quella a 100. Oltre 1,2110, il prossimo livello da tenere d’occhio è quello posto a 1,2150, che ha tenuto il cambio al ribasso a metà febbraio. Quindi, nel caso di un superamento di questa soglia, seguirà un test a quota 1,2180, che era già una linea di tenace resistenza la scorsa settimana, e poi da 1,2220.

Di contro, nel caso in cui prenda il via un trend ribassista, il primo supporto è atteso al minimo giornaliero di 1,2060, seguito da 1,2020, il minimo di metà febbraio. Sceso ancora più in basso, il cambio dovrà testare i livelli chiave di 1,20 e, quindi, di 1,1950.

Ciò chiarito, ci sono alcuni aspetti che potrebbero impattare fortemente sul cambio EUR/USD nei prossimi giorni.

Il primo è il fatto che l’Unione Europea sta cercando di accelerare la sua campagna di vaccinazione, e non è detto che ci riesca. Attualmente l’UE è molto indietro rispetto al ritmo degli Stati Uniti, che ha peraltro aggiunto al proprio arsenale di “armi” contro il virus il vaccino di Johnson and Johnson, che non richiede una seconda dose.

Il secondo elemento che merita di essere assunto in considerazione è la lentezza della Banca Centrale Europea. I funzionari dell’istituzione con sede a Francoforte hanno espresso preoccupazioni per l’aumento dei rendimenti delle obbligazioni nel vecchio Continente, ma per il momento non sembrano essere disposti ad agire.

Occhi aperti poi alla pubblicazione delle prime statistiche macroeconomiche settimanali, così come – dall’altro lato dell’equazione EUR/USD, il fatto che l’approdo del nuovo mese abbia condotto un po’ di calma sui mercati, con i Treasury statunitensi che hanno attirato rinnovata domanda e con i titoli azionari in aumento, spingendo così il biglietto verde di rifugio sicuro verso quotazioni più marginali. Infine, l’inflazione, uno dei temi che terrà maggiormente banco nei prossimi mesi.

Ciò premesso, dopo che la Camera dei Rappresentanti USA ha approvato il pacchetto di aiuti del presidente Joe Biden da 1,9 trilioni di dollari, ora la palla passa al Senato, dove i Democratici hanno un margine più sottile. Bisognerà comprendere se i compromessi con i moderati causeranno una compressione dello stimolo o meno.

Secondo i media USA, i democratici pur di far passare la proposta sarebbero pronti a sacrificare l’aumento del salario minimo, una leva che potrebbe sbloccare altre misure per far passare la grande maggioranza del pacchetto. In tal caso, le prospettive di una spesa robusta peserebbero sulle obbligazioni, aumentando i rendimenti e il dollaro.

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