Nella scorsa settimana il cambio euro dollaro ha raggiunto un massimo settimanale pari a 1.1008, scatenando un certo entusiasmo tra l’interesse speculativo sul cross. Tuttavia, il picco è stato di breve durata, dato che la coppia si è rapidamente ritirata da questo livello, per poi chiudere la settimana intorno al livello di 1,0900.

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Ma perché? È abbastanza semplice, almeno in teoria: sul mercato sta prevalendo nuovamente l’umore intorno a due questioni principali che finiranno con il condizionare anche le prossime settimane: i progressi sulla pandemia da nuovo coronavirus, e le rinnovate tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina.

Il tutto, mentre le principali economie hanno iniziato lentamente a riaprire le attività economiche, anche se l’allentamento delle misure restrittive rimane lento e doloroso. La maggior parte dei leader europei ed extra europei concorda sul fatto che la crisi sia tutt’altro che finita, e non esiteranno ad inasprire nuovamente le misure in caso di aumento del numero di casi.

Insomma, il mondo deve imparare a convivere con il virus fino a quando non verrà trovato un vaccino, o fino a quando il 70% della popolazione non riceverà gli anticorpi. Considerato che, nonostante le notizie sui progressi di alcuni vaccini e trattamenti, la strada da percorrere è ancora troppo lunga, bisognerà fare i conti con il deterioramento delle economie e con un nuovo modo di vivere.

Le banche centrali

In questi ultimi giorni, entrambe le banche centrali delle due sponde dell’Atlantico, la Fed e la BCE, hanno pubblicato il verbale dei loro ultimi meeting. I responsabili politici di tutto il mondo hanno chiarito di essere pronti a pompare ulteriori stimoli sull’economia, al fine di tenerla a galla per tutta la durata della pandemia che, come abbiamo visto, potrebbe essere particolarmente lunga.

In particolare, nel proprio ultimo meeting la Federal Reserve statunitense ha mantenuto invariati i tassi e il quantitative easing, anche se diversi membri della FOMC hanno proposto una guideline più chiara e procedere a fare acquisti di asset finanziari. Nonostante l’accordo sull’utilizzo di tutti gli strumenti disponibili, i responsabili politici hanno lasciato i tassi negativi fuori dal quadro macro. Anche la Banca centrale europea è pronta a fare di più: un’altra cosa su cui le banche centrali globali sono d’accordo è l’alto livello di incertezza in mezzo alla pandemia di coronavirus in corso.

Detto ciò, i dati relativi alla crescita pubblicati in questi ultimi giorni hanno mostrato che l’attività manifatturiera e dei servizi è rimbalzata dai minimi record di maggio, ma hanno anche indicato che la recessione legata al coronavirus si aggraverà probabilmente nel secondo trimestre dell’anno. L’inflazione non è andata meglio, dato che l’indice dei prezzi al consumo annuale di aprile nell’Unione si è attestato allo 0,3%, mentre la lettura di base è stata dello 0,7%.

Per quanto attiene i prossimi dati, occhi aperti sul fatto che la Germania rilascerà la versione finale del Pil del primo trimestre, che dovrebbe essere confermata al -2,3%. L’evento più rilevante proveniente dall’UE sarà la fiducia dei consumatori, aggiornata al mese di maggio.

Gli Stati Uniti giovedì prossimo rilasceranno gli ordini di beni durevoli di aprile, che dovrebbero essere diminuiti del 18,1%, e la prima revisione del PIL del primo trimestre, prevista a -5,0%. La settimana si concluderà con le vendite al dettaglio in Germania, l’IPC di maggio dell’UE e l’inflazione PCE di base negli Stati Uniti, che saranno tutti pubblicati venerdì prossimo.

Analisi tecnica EUR/USD

Come detto, il cambio EUR/USD ha terminato la settimana con dei guadagni, anche se non ci sono segnali tecnici che indichino che possa continuare ad avanzare su questa strada. Il cambio si è infatti ritirato parzialmente, e gli indicatori tecnici sono diventati marginalmente più alti, pur rimanendo entro livelli neutri, con uno slancio limitato.

La fine della settimana sotto quota 1.0900 per alcuni trader è un segnale preoccupante per i tori. Il supporto immediato è 1,0820, seguito da 1,0760. Al di sotto di quest’ultimo, la coppia rischia di risalire il minimo annuale a 1,0635. Al rialzo, 1,0920 e la zona di prezzo 1,1000/10 sono i livelli da tenere d’occhio, con una chiara rottura al di sopra di quest’ultimo che favorisce un’estensione rialzista verso 1,1120/40.

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