Negli ultimi due mesi, le preoccupazioni legate all’inflazione si sono evolute in timori di recessione. Le banche centrali hanno trascorso anni ad alimentare la liquidità dei mercati e sono state colte di sorpresa dalla pandemia, all’inizio del 2020. Il successivo stallo dell’attività economica e il lento ritorno alla normalità hanno avuto effetti inaspettati, tra i quali l’inflazione è diventata la più nota, ma non certo l’unica.

Ma come siamo arrivati a questo punto? E che cosa potrebbe accadere ora?

La rapida ripresa economica dopo il primo anno di pandemia ha subito un corposo rallentamento a causa dei problemi della catena di approvvigionamento. Probabilmente, la macchina mondiale si è rimessa in modo in modo troppo grande e complesso per garantire uno sviluppo delle attività  verso i livelli di normalizzazione in pochi mesi.

Il rallentamento della crescita è stato tuttavia un evento parzialmente inaspettato. E, come se non bastasse, la Russia ha deciso di invadere l’Ucraina innescando una serie di sanzioni economiche contro Mosca e i suoi alleati. Le turbolenze economiche sono dunque accentuate e fuori controllo, tanto che i policy maker non hanno una precisa idea di quali saranno gli effetti delle loro azioni.

Se infatti è vero che l’aumento dei tassi aiuterà a domare le pressioni sui prezzi, è anche vero che potrebbe finire con influire sui consumi, che a loro volta si tradurranno in una crescita economica più lenta.

Le ultime notizie dai policy maker

In questo scenario, il Presidente della Federal Reserve statunitense Jerome Powell è stato chiaro sulla loro incapacità di far scendere alcuni prezzi. Testimoniando davanti al Congresso, Powell ha affermato che la banca centrale ha poco controllo sui prezzi dell’energia e degli alimenti, anche se ha ribadito il suo impegno incondizionato a combattere l’inflazione.

Il leader della banca centrale ha infine aggiunto che è “significativamente più impegnativo” ridurre l’inflazione senza impattare il mercato del lavoro. Tuttavia, la Fed si sente a proprio agio con l’attuale ritmo di rialzi dei tassi e i mercati prevedono un’altra mossa di 75 punti base per luglio, seguita da una serie di rialzi di almeno 50 punti base. I responsabili politici statunitensi sono fermamente convinti della loro posizione aggressiva.

In questo ambito monetario, la Banca Centrale Europea è certamente tra le banche centrali più caute. La maggior parte degli istituti monetari ha infatti ha premuto il tasto sui tassi più di una volta, ma la BCE prevede di aumentare i tassi di 25 punti base solo a luglio.

Inflazione e crescita economica rimarranno i temi centrali

In questo contesto, sembra piuttosto improbabile che la valuta unica europea possa conquistare raccogliere uno slancio rialzista sostenibile. Il Forex è infatti principalmente legato alle dinamiche del dollaro in un determinato momento e con un certo sentimento, piuttosto che a fattori legati all’euro.

Per quanto riguarda i dati macroeconomici, le cifre relative all’inflazione hanno continuato a indicare pressioni sui prezzi, mentre quelle relative alla crescita hanno segnalato un rallentamento dei progressi. L’Indice dei prezzi alla produzione tedesco è balzato al 33,6% a/a a maggio, mentre i PMI flash di S&P Global hanno indicato un forte rallentamento dell’attività delle imprese alla fine del secondo trimestre, negli Stati Uniti e nell’Unione Europea.

Sotto il profilo marco, la settimana entrate include alcuni dati rilevanti. Lunedì, gli Stati Uniti pubblicheranno gli ordini di beni durevoli di maggio, visti in crescita di un modesto 0,1% al mese.  Mercoledì, la Germania rilascerà le stime preliminari dell’Indice dei prezzi al consumo di giugno, mentre gli Stati Uniti sveleranno la stima finale del Prodotto Interno Lordo del 1° trimestre. La Germania pubblicherà le vendite al dettaglio di maggio, mentre gli Stati Uniti rilasceranno successivamente i dati sull’inflazione core PCE e l’UE offrirà le stime preliminari dei dati sull’inflazione di giugno.

Analisi tecnica EUR/USD

Da un punto di vista tecnico, la tendenza ribassista a lungo termine rimane intatta. La coppia si sta sviluppando ben al di sotto di una linea di tendenza discendente proveniente dal massimo di quest’anno a 1,1494, attualmente a circa 1,0650. Il grafico settimanale mostra che la coppia si trova al di sotto di tutte le sue medie mobili, con la SMA 20 che si dirige saldamente verso sud, circa 300 pip sopra il livello attuale. Gli indicatori tecnici, nel frattempo, rimangono all’interno dei livelli negativi, anche se senza una chiara forza direzionale.

Nel grafico giornaliero, le letture tecniche indicano che i ribassisti mantengono il controllo di EUR/USD. Il 20 SMA ha bloccato il rialzo per la seconda settimana consecutiva, guadagnando forza ribassista al di sotto di quelli più lunghi. Gli indicatori tecnici, invece, mancano di forza direzionale ma si mantengono all’interno di livelli negativi.

La coppia ha trascorso la settimana in modalità consolidativa, con i venditori allineati intorno al livello di 1,0600. Una rottura al di sopra della suddetta linea di tendenza potrebbe portare a una correzione rialzista verso la zona di prezzo di 1,0780, dove la coppia ha toccato il suo massimo mensile a maggio. Il supporto iniziale si trova intorno a 1,0460, seguito dalla zona di 1,0390. Un livello di supporto più forte è 1,0339, il minimo di gennaio 2017, con una rottura al di sotto di esso che aprirà la porta a un test della parità.

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