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Meteofinanza.com - venerdì, 15 dicembre 2017

Strumenti derivati per il trading (Parte II)

Nella precedente “puntata” della nostra accademia abbiamo avuto modo di introdurre un quadro panoramico piuttosto completo sugli strumenti derivati per il trading. Prendendo spunto da dove avevamo lasciato il discorso, non possiamo che continuare occupandoci della spiegazione di alcuni tipi di derivati di principale riferimento, come i forward, le opzioni e gli swap.

Contratti a termine (forward)

Di base, i contratti a termine e i contratti future hanno la stessa funzione fondamentale: entrambe le tipologie di contratto, infatti, permettono alle persone di acquistare o di vendere un determinato asset in un determinato momento futuro, a un determinato prezzo. Per quanto intuibile, i punti di contatto tra le due diverse tipologie di contratti finiscono qui (o quasi): a differenza dei contratti future, infatti, i contratti a termine sono accordi privati tra due parti che scelgono di disciplinare in maniera personalizzata lo scambio degli asset, e non mostrano le rigidità dei future, e i loro margini di standardizzazione, per quanto concerne termini e condizioni.

I contratti a termine sono di norma forniti dalle banche commerciali ai propri clienti, e non sono standardizzati come i future: pertanto, i forward possono essere stipulati per qualsiasi somma di denaro, contrariamente a quel che avviene con i future, che invece vengono scambiati per multipli di somme predeterminate. Ulteriormente, si tenga conto che i contratti a termine implicano per le parti l’obbligo di acquistare o di vendere la valuta al tasso di cambio indicato nel contratto, al momento e nell’importo specificato, e non sono negoziabili.

Strumenti derivati per il trading (Parte II)

I contratti a termine, con le caratteristiche di cui sopra, vengono dunque negoziati over-the-counter, al di fuori dei circuiti dei mercati regolamentati, e non possono pertanto essere scambiati su Borsa Italiana o su altre piazze finanziarie.

Nel momento in cui un contratto a termine giunge a scadenza, l’operazione può essere risolta in vario modo. Ad esempio, si può prevedere un processo di consegna tramite il quale la parte che va “long” nella sua posizione di contratto a termine, pagherà la parte che è “short” quando l’attività sarà consegnata e la transazione sarà finalizzata. Peraltro, mentre il concetto di “consegna” potrebbe essere più semplice da comprendere, l’implementazione della procedura di consegna dell’asset sottostante può invece essere molto più difficile da attuare per la parte che detiene la posizione short. Ne consegue che un contratto a termine viene generalmente completato mediante un processo di liquidazione in contanti.

Perché usare i contratti a termine. Le caratteristiche che sopra abbiamo esposto rendono i contratti a termine – con specificità non standardizzate e non obbligatorie, utili per poter agevolare le necessità più personalizzate delle imprese che operano in attività di esportazione e di importazione, poiché trattano un importo specifico di crediti o debiti in valuta estera. Di contro, i trader che vogliono porre in essere degli investimenti online andranno generalmente a riporre maggiore apprezzamento nei confronti del trading in future.

Opzioni

L’opzione è un contratto che fornisce al suo acquirente il diritto – ma non l’obbligo – di acquistare o di vendere un bene sottostante (che può essere un titolo azionario, una merce, una coppia di valute o un indice, o altro ancora) ad un prezzo specifico ad una determinata data o entro una determinata data. Si tratta pertanto di un contratto con termini e con proprietà strettamente definiti, facilmente negoziabile online.

Strumenti derivati per il trading (Parte II)Detto ciò, considerato che l’opzione è un contratto strettamente legato all’attività sottostante, il cui valore dipende proprio dall’asset, le opzioni sono denominate strumenti derivati, e derivano il proprio valore dal valore dell’attivo sottostante.

Numerose sono le diverse forme di opzioni che potreste scegliere di negoziare. Per esempio, le opzioni vanilla, o standard, sono la forma maggiormente oggetto di trading e dispongono di diverse caratteristiche di personalizzazione: scadenza o periodo di scadenza, prezzo di esercizio (strike price) e classe (opzioni call o put). In tal senso, ricordate che il prezzo di esercizio (o strike price) è quel prezzo al quale il titolare dell’opzione può esercitare il suo diritto di acquistare o vendere l’attività di base. Le opzioni che appartengono a una stessa classe e hanno un periodo di scadenza uguale (maturity), vengono definite come appartenenti a una stessa serie.

Opzione call. Sopra abbiamo avuto modo di anticipare che opzione call e opzione put rappresentano i due grandi “rami” in cui è possibile compiere un approfondimento sul tema delle opzioni, poiché in grado di costituire le due grandi classi di “diritti” (ma non obblighi) che vengono ricondotti in capo all’acquirente delle opzioni. In questo merito, ricordiamo anche che un’opzione è definibile call se consente al titolare di acquistare un asset sottostante al prezzo di esercizio entro un determinato periodo di tempo (maturity). Le opzioni call risultano essere molto simili all’assunzione di una posizione long in una coppia di valute, in una materia prima o in un’azione. Per le loro caratteristiche, gli acquirenti delle opzioni call non possono che augurarsi che il valore dell’asset sottostante aumenti prima che scada l’opzione stessa.

Peraltro, avendo l’acquirente il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare, lo stesso può ben scegliere di lasciare passare la data di scadenza: a quel punto l’opzione diventerà non esercitabile, e l’investitore / acquirente della call perderà il 100% del proprio impiego, ovvero i soldi che ha pagato acquistando l’opzione.

Opzione put. Di contro, l’opzione put conferisce al suo titolare il diritto di vendere un asset sottostante al prezzo di esercizio entro un determinato periodo di tempo (maturity). Le opzioni put sono intuibilmente abbastanza simili all’assunzione di una posizione short in una coppia di valute, in un’azione o in una materia prima. Per tali ragioni, gli acquirenti delle opzioni put ambiscono che il valore dell’asset sottostante cali prima che scada l’opzione.

Strumenti derivati per il trading (Parte II)Chiusura in-the-money e out-of-the-money.Quando ci si riferisce alle opzioni call, queste opzioni possono essere definite in-the-money nell’ipotesi in cui il prezzo dell’asset superi il prezzo di esercizio dell’opzione: in questa condizione vi è convenienza a negoziare l’opzione. Quando invece ci si riferisce alle opzioni put, le opzioni si dicono in-the-money quando il prezzo dell’asset sottostante rimane al di sotto del prezzo di esercizio. L’importo in base al quale un’opzione è in-the-money è relativa al valore intrinseco dell’opzione.

Nell’ipotesi in cui il prezzo dell’asset corrisponda al prezzo di esercizio, l’opzione sarà at-the-money: si tratta di un’eventualità per lo più teorica ma, comunque, non certo escludibile.

Infine, riferendoci alle opzioni call, nel caso in cui il prezzo dell’asset sia al di sotto del prezzo di esercizio, si dice che l’opzione è out-of-the-money. In altri termini, per l’acquirente dell’opzione call non sarà vantaggioso agire esercitando i suoi diritti, poiché la posizione genererà una perdita. Di contro, riferendosi alle opzioni put, nel caso in cui il prezzo dell’asset sia superiore al prezzo di esercizio, le opzioni si diranno out-of-the-money.

Opzioni europee e americane. Un’altra grande differenza insita nella vasta gamma di diverse opzioni è relativa alla divergenza tra opzioni europee e opzioni americane: le opzioni europee sono quelle che possono essere esercitate solamente nel giorno della scadenza, mentre le opzioni americane possono essere esercitate in qualsiasi momento, prima del giorno della scadenza.

Strumenti derivati per il trading (Parte II)Tra le altre classificazioni di opzioni, possiamo certamente riassumere che quando un’opzione viene scambiata all’interno di un mercato dedicato (come il CBOE) viene definita listed: queste particolari opzioni hanno dei prezzi di esercizio fissi e delle predeterminate date di scadenza, rappresentando lotti da 100 azioni di una compagnia quotata. Ancora, in termini di definizioni, ricordiamo come il prezzo totale di un’opzione è chiamato “premio”, e che il premio dipende da un alto numero di fattori tra i quali il prezzo del bene sottostante, il prezzo di esercizio, il periodo del tempo rimasto prima della scadenza e la volatilità.

Perché gli investitori comprano le opzioni? Numerose sono anche le motivazioni che potrebbero spingere un investitore ad acquistare le opzioni. Naturalmente, il primo motivo è legato alla pura speculazione, visto e considerato che le opzioni permettono di fare un trade ad alto rischio e alto rendimento sui mercati finanziari. L’investitore, per poter raggiungere il suo profitto desiderato, dovrà dunque identificare l’asset su cui investire, la direzione del movimento dei prezzi, la tempistica di questo movimento. Non certo una gamma di scelte facili!

Ad ogni modo, quella della pura speculazione non è certamente l’unica motivazione sottostante l’utilizzo delle opzioni: una ragione importante è quella legata alla capacità di utilizzare leva finanziaria, andando così a registrare profitti elevati anche in caso di movimenti minimi dei valori di mercato dell’asset. Naturalmente, le opzioni possono anche essere utilizzate per finalità di copertura, andando a tutelarsi contro movimenti indesiderati di mercato.

Swap

Lo swap è uno strumento derivato mediante il quale due controparti decidono di regolare lo scambio dei flussi di cassa di uno strumento finanziario con i flussi di cassa di un altro strumento finanziario. All’interno dell’accordo verranno naturalmente disciplinate anche le date di scambio e il modo con cui vengono stimati e scambiati i flussi.

Nel trading, piuttosto comune è il c.d. currency swap, o swap di valute: in questo casi di intende, come risulta essere facilmente intuibile, lo scambio di pagamenti di interessi a tasso fisso su un prestito in una valuta, contro pagamenti di interessi a tasso fisso su un prestito di identico importo, ma contraddistinto in un’altra valuta. Gli swap valutari possono comprendere sia lo scambio di capitale che di interessi tra le parti, e i flussi di cassa saranno naturalmente denominati in diverse valute. In trading esistono anche altre varietà di swap, ma per il momento non saranno oggetto di approfondimento.

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