Come fare trading con strumenti derivati? Negli scorsi appuntamenti con la nostra accademia di trading abbiamo avuto modo di commentare diffusamente alcune nozioni sulle caratteristiche dei mercati finanziari e, ulteriormente, quali sono le forze che muovono i prezzi in alto o in basso. Abbiamo inoltre parlato del mercato valutario (Forex), dei suoi principali partecipanti e di come agiscano per poter ottenere i propri obiettivi specifici.

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Vale ora la pena compiere un nuovo passo in avanti, rammentando che è possibile investire nel Forex in due modi: sul mercato spot, e sul mercato dei future. Quali sono le differenze? E quale è il mercato più conveniente?

Il mercato spot

Il mercato spot, o mercato fisico, è un mercato finanziario in cui le materie prime e gli strumenti finanziari sono vendute con consegna immediata e pagamento in contanti. Sotto tale profilo analitico, pertanto, il mercato spot è l’opposto dei mercati derivati, visto e considerato che i future hanno come obiettivo quello di traslare in un momento futuro la consegna dei beni e degli strumenti finanziari. Nel mercato spot, i contratti acquistati e venduti diventano effettivi in tempo reale, e la consegna è effettuata entro due giorni lavorativi dopo che l’ordine è stato immesso.

Ricordato ciò, è chiaro intuire come il mercato spot sia quello “normalmente” alimentato da chi vuole acquistare e vendere beni. Qualche esempio? Un venditore che commercia in caffè acquisterà sul mercato spot tale risorsa agricola per poter rinvigorire il proprio magazzino. Un investitore che desidera acquistare le azioni della società Alfa immetterà l’ordine di acquisto spot dei titoli di tale compagnia.

Si noti inoltre che tale concetto non cambia a seconda che ci si trovi in un mercato regolamentato o in over-the-counter. Calandoci sempre nell’ipotesi di acquisto di titoli azionari, se vogliamo partecipare al capitale della società Alfa e tale società è quotata in un mercato regolamentato, ci riferiremo al mercato di Borsa quale luogo dove poter comprare (spot) le azioni della compagnia, mentre se la società Alfa non è quotata, porremo in essere un’operazione (spot) over-the-counter.

Se quanto sopra è chiaro, potete immaginare infiniti esempi per poter configurare correttamente transazioni post. Pensate infine a colui che vuole investire in oro fisico: sarà sufficiente recarsi presso un intermediario autorizzato e acquistare lingotti, monete o altri beni contraddistinti in tale metallo prezioso.

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Il mercato future

Il mercato spot è certamente la tipologia di mercato di più facile comprensione per tutti quegli investitori che non hanno una particolare dimestichezza nei confronti delle operazioni finanziarie. È infatti sufficiente equiparare qualsiasi investimento sul mercato spot alle operazioni che compiamo ogni giorno per procurarci i beni e i servizi di cui abbiamo bisogno: è sufficiente effettuare un pagamento immediato per averne disponibilità in tempo reale.

Per il mercato future il discorso è invece molto diverso. Il mercato future è infatti un mercato finanziario in cui vengono scambiati alcuni contratti standardizzati (i future, con la standardizzazione che, premettiamo fin da queste poche righe, è uno degli elementi utili per poterne favorire il “commercio”), che disciplinano la consegna futura di una specifica quantità di materie prime o di altri strumenti.

In tale analisi, i future sono definiti come investimenti derivati, poichè il prezzo del future non dipende dal prezzo dello strumento in se, bensì da quello dell’asset sottostante, ovvero dalla materia prima, dalla coppia valutaria, dall’azione o da altro elemento di riferimento che si è scelto di acquistare o vendere (a distanza temporale) attraverso il future.

Riassumiamo quindi un concetto essenziale, prima di proseguire: quando si parla di contratti future, ci si riferisce a contratti in cui due controparti si accordano per acquistare o vendere una determinata quantità standardizzata di uno specifico asset, a una qualità standardizzata, a un prezzo determinato fissato oggi. Il pagamento e la consegna avverranno invece in un momento futuro (il delivery date).

Se la definizione di cui sopra è abbastanza chiara, non deve stupire il molteplice riferimento alla “standardizzazione“. Quantità e qualità del bene sono oggetto di standardizzazione semplicemente per poter favorire la negoziazione di questi strumenti finanziari che, altrimenti, avrebbero dovuto essere ponderati caso per caso, con conseguente complessità.

Differenze tra mercato spot e mercato future

Compiamo ora un piccolo passo di “verifica”. Se infatti avete letto attentamente le righe che precedono, diviene intuibile cercare di capire quale sia la principale differenza che sussiste tra le operazioni sul mercato spot e quelle sul mercato future. Nel primo l’investitore è infatti obbligato a ricevere o consegnare fisicamente le materie prime o gli strumenti finanziari che ha scelto di negoziare. Nel caso dei future così invece non è, visto e considerato che attraverso il possesso di un contratto future non vi è alcun obbligo (peraltro, se così fosse lo strumento ne verrebbe snaturato) di detenere gli asset indicati.

Nel comprender ciò, non fatevi ingannare dal fatto che, con la dematerializzazione dei titoli, nessun investitore possiede oggi certificati rappresentativi delle azioni “fisici”. Il tema non cambia comunque: investire in azioni sul mercato spot farà di voi azionisti della compagnia di riferimento; investire in azioni sul mercato future non vi farà diventare azionisti, ma regolerete esclusivamente la vendita o l’acquisto delle azioni in un termine futuro, a un prezzo già concordato.

Perchè investire sul mercato future

Ma che senso può avere investire sul mercato future? Perchè si dovrebbe preferire l’investimento derivato a un investimento spot? Le motivazioni sono davvero numerose, e cercheremo di affrontarle una per una in questa e nelle successive valutazioni che avremo modo di fare.

Per il momento ci limitiamo a ricordare che generalmente chi entra nel mercato dei derivati attraverso la sottoscrizione di un contratto future, punta a speculare o a coprirsi dai rischi. In entrambi i casi, infatti, l’investitore cercherà di comprendere se il prezzo dell’asset sottostante subirà un incremento o un decremento nel periodo di tempo considerato, con la differenza che nella prima ipotesi (atteggiamento speculativo) l’investitore cercherà un profitto da tale attività, mentre nella seconda ipotesi (atteggiamento hedging) cercherà la copertura dal pericolo di un’evoluzione sfavorevole dei prezzi, tassi, cambi, e così via.

Ai nostri fini, giova a questo punto ricordare che la maggior parte degli operatori che effettuano trading con gli strumenti derivati lo fanno per percorrere atteggiamenti di natura speculativa, piuttosto che di copertura dai rischi. In altri termini, i trader – salvo una quota di comportamenti improntati a tale finalità – cercano soprattutto di trarre profitto dalle fluttuazioni dei prezzi, utilizzando i future come arma principale per poter raggiungere questo obiettivo.

D’altronde, i future sono divenuti una parte rilevante dei mercati finanziari proprio per le loro caratteristiche, e proprio perché né chi compra né chi vende sono poi obbligati a ricevere o a consegnare l’ammontare delle merci o dei titoli negoziati. Peraltro, a questo punto qualche lettore potrebbe ben porsi una domanda pienamente legittima: che cosa succede alla data di scadenza se le due controparti non vogliono ricevere o inviare l’ammontare delle merci o dei titoli negoziati? In che modo si può evitare un simile intervento?

Per poter sgombrare il campo da qualche semplice dubbio, ricordiamo che i contratti future man mano che si avvicinano alla scadenza vedono ridursi il divario di prezzo con i valori spot relativi all’attività sottostante, fino ad assistere all’azzeramento della differenza nel giorno di scadenza. In altri termini, se è vero che i prezzi future e i prezzi spot possono essere molto diversi a grande distanza dalla consegna, a causa del meccanismo di convergenza gradualmente i due valori tenderanno a coincidere, fino ad equivalersi nel giorno della consegna dell’asset sottostante. Ne deriva che è molto importante che i trader chiudano le posizioni aperte per evitare di prendere la consegna dell’asset oggetto di transazione.

In linea di massima, in seguito alla standardizzazione dei contratti future di cui abbiamo più volte detto in varie occasioni, il giorno di scadenza giunge il terzo venerdì di ogni trimestre (dicembre, marzo, giugno, settembre), e una settimana prima (il secondo giovedì di ogni mese), è conosciuto come il giorno di rollover. Ma con che significati?

Il giorno di rollover

Nel giorno di rollover, il volume di trading di un future in scadenza viene trasferito nel nuovo mese oggetto di contratto. In altri termini, gli operatori che desiderano continuare a detenere posizioni di tale attività, vanno incontro alla necessità di chiudere la posizione nel contratto in scadenza, per entrare nel contratto successivo. Questa operazione non viene tuttavia effettuata in maniera automatica dal broker, e dunque il trader dovrà tenere a mente in che momento poter effettuare il passaggio.

Il significato di tale periodo e di tale comportamento è legato al fatto che dal giorno di rollover il volume del contratto scaduto inizia a dissiparsi gradualmente, fino al giorno della scadenza (il venerdì successivo). Il che significa, in altri termini, che la liquidità durante l’ultima settimana corre il rischio di diventare un serio problema per il trader. In aggiunta a quanto sopra, si tenga conto come ogni mese anteriore ha in se un premio o uno sconto al prezzo spot dell’attività sottostante, in maniera tale che il prezzo del nuovo mese sia diverso da quello dei contratti scaduti.

Margini

Un’altra caratteristica specifica dei contratti derivati è legata all’esistenza di un meccanismo di marginazione che i trader alle prime armi troveranno abbastanza difficile da “digerire”, ma che con l’osservazione di qualche posizione aperta e chiusa (in tal proposito, vi consigliamo di compiere le opportune sperimentazioni con un conto demo), diverrà di semplice interpretazione.

Il primo margine che il trader incontra nelle sue attività è legato al c.d. “margine iniziale”. Si tratta di un deposito iniziale che il trader deve effettuare per poter entrare nel mercato e aprire la posizione, e che servirà ad addebitare su di esso qualsiasi perdita quotidiana. I future, contrariamente a quanto avviene sui mercati spot, addebitano infatti il saldo del loro regolamento su base giornaliera. Il che significa, in altri termini, che a margine di ogni sessione di negoziazione il conto di trading viene addebitato o accreditato con le perdite o con i guadagni quotidiani.

Di contro, i contratti a termine sono regolati solamente alla data della scadenza. In altri termini, i movimenti giornalieri dei prezzi dell’asset sottostante non hanno alcun riflesso sul conto di trading dell’investitore, che vedrà i risultati di tali movimenti solamente alla fine del termine di negoziazione.

Con i future, ribadiamo, tutto questo non avviene: il conto di trading sarà continuamente alimentato (positivamente) o deteriorato (negativamente) a seconda della prestazione quotidiana del contratto.

A questo punto, dovrebbe essere abbastanza semplice tenere a mente che nel momento in cui il trader effettua un ordine su un contratto a termine, il broker richiederà un importo minimo di denaro da depositare a titolo di margine, generalmente compreso tra un 5% e un 10% del controvalore del contratto (non mancano comunque le eccezioni in sensibile aumento o diminuzione rispetto a tale soglia).

Quando il trader chiuderà la posizione, otterrà il rimborso del margine iniziale, aggiunti i guadagni maturati, o sottratte le perdite conseguite.

Detto ciò, rammentiamo come il margine iniziale non sia certamente l’unico margine con cui il trader farebbe bene a entrare in dovuta confidenza durante la gestione delle proprie posizioni. Una volta effettuato il deposito iniziale, infatti, e una volta aperta una posizione, il trader dovrà garantire al broker il c.d. “margine di manutenzione”, che è una somma minima di denaro che dovrà disporre nel proprio conto prima di aggiungere altri fondi.

Nell’ipotesi in cui il margine di manutenzione dovesse scendere al di sotto del livello minimo stabilito dal broker, l’operatore attiverà la c.d. “margin call”, o chiamata di margine. Si tratta di un meccanismo di sicurezza che viene utilizzato per poter eliminare il rischio che una o più controparti non siano in grado di soddisfare i propri obblighi. Si tratta, in altre parole, di uno strumento di sicurezza per la stabilità delle attività del broker e per quelle dell’intero mercato finanziario, che impedirà a l trader di avere in portafoglio posizioni che stanno maturando eccessive perdite.

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Contratti a termine (forward)

Di base, i contratti a termine e i contratti future hanno la stessa funzione fondamentale: entrambe le tipologie di contratto, infatti, permettono alle persone di acquistare o di vendere un determinato asset in un determinato momento futuro, a un determinato prezzo. Per quanto intuibile, i punti di contatto tra le due diverse tipologie di contratti finiscono qui (o quasi): a differenza dei contratti future, infatti, i contratti a termine sono accordi privati tra due parti che scelgono di disciplinare in maniera personalizzata lo scambio degli asset, e non mostrano le rigidità dei future, e i loro margini di standardizzazione, per quanto concerne termini e condizioni.

I contratti a termine sono di norma forniti dalle banche commerciali ai propri clienti, e non sono standardizzati come i future: pertanto, i forward possono essere stipulati per qualsiasi somma di denaro, contrariamente a quel che avviene con i future, che invece vengono scambiati per multipli di somme predeterminate. Ulteriormente, si tenga conto che i contratti a termine implicano per le parti l’obbligo di acquistare o di vendere la valuta al tasso di cambio indicato nel contratto, al momento e nell’importo specificato, e non sono negoziabili.

I contratti a termine, con le caratteristiche di cui sopra, vengono dunque negoziati over-the-counter, al di fuori dei circuiti dei mercati regolamentati, e non possono pertanto essere scambiati su Borsa Italiana o su altre piazze finanziarie.

Nel momento in cui un contratto a termine giunge a scadenza, l’operazione può essere risolta in vario modo. Ad esempio, si può prevedere un processo di consegna tramite il quale la parte che va “long” nella sua posizione di contratto a termine, pagherà la parte che è “short” quando l’attività sarà consegnata e la transazione sarà finalizzata. Peraltro, mentre il concetto di “consegna” potrebbe essere più semplice da comprendere, l’implementazione della procedura di consegna dell’asset sottostante può invece essere molto più difficile da attuare per la parte che detiene la posizione short. Ne consegue che un contratto a termine viene generalmente completato mediante un processo di liquidazione in contanti.

Perché usare i contratti a termine. Le caratteristiche che sopra abbiamo esposto rendono i contratti a termine – con specificità non standardizzate e non obbligatorie, utili per poter agevolare le necessità più personalizzate delle imprese che operano in attività di esportazione e di importazione, poiché trattano un importo specifico di crediti o debiti in valuta estera. Di contro, i trader che vogliono porre in essere degli investimenti online andranno generalmente a riporre maggiore apprezzamento nei confronti del trading in future.

Opzioni

L’opzione è un contratto che fornisce al suo acquirente il diritto – ma non l’obbligo – di acquistare o di vendere un bene sottostante (che può essere un titolo azionario, una merce, una coppia di valute o un indice, o altro ancora) ad un prezzo specifico ad una determinata data o entro una determinata data. Si tratta pertanto di un contratto con termini e con proprietà strettamente definiti, facilmente negoziabile online.

Detto ciò, considerato che l’opzione è un contratto strettamente legato all’attività sottostante, il cui valore dipende proprio dall’asset, le opzioni sono denominate strumenti derivati, e derivano il proprio valore dal valore dell’attivo sottostante.

Numerose sono le diverse forme di opzioni che potreste scegliere di negoziare. Per esempio, le opzioni vanilla, o standard, sono la forma maggiormente oggetto di trading e dispongono di diverse caratteristiche di personalizzazione: scadenza o periodo di scadenza, prezzo di esercizio (strike price) e classe (opzioni call o put). In tal senso, ricordate che il prezzo di esercizio (o strike price) è quel prezzo al quale il titolare dell’opzione può esercitare il suo diritto di acquistare o vendere l’attività di base. Le opzioni che appartengono a una stessa classe e hanno un periodo di scadenza uguale (maturity), vengono definite come appartenenti a una stessa serie.

Opzione call. Sopra abbiamo avuto modo di anticipare che opzione call e opzione put rappresentano i due grandi “rami” in cui è possibile compiere un approfondimento sul tema delle opzioni, poiché in grado di costituire le due grandi classi di “diritti” (ma non obblighi) che vengono ricondotti in capo all’acquirente delle opzioni. In questo merito, ricordiamo anche che un’opzione è definibile call se consente al titolare di acquistare un asset sottostante al prezzo di esercizio entro un determinato periodo di tempo (maturity). Le opzioni call risultano essere molto simili all’assunzione di una posizione long in una coppia di valute, in una materia prima o in un’azione. Per le loro caratteristiche, gli acquirenti delle opzioni call non possono che augurarsi che il valore dell’asset sottostante aumenti prima che scada l’opzione stessa.

Peraltro, avendo l’acquirente il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare, lo stesso può ben scegliere di lasciare passare la data di scadenza: a quel punto l’opzione diventerà non esercitabile, e l’investitore / acquirente della call perderà il 100% del proprio impiego, ovvero i soldi che ha pagato acquistando l’opzione.

Opzione put. Di contro, l’opzione put conferisce al suo titolare il diritto di vendere un asset sottostante al prezzo di esercizio entro un determinato periodo di tempo (maturity). Le opzioni put sono intuibilmente abbastanza simili all’assunzione di una posizione short in una coppia di valute, in un’azione o in una materia prima. Per tali ragioni, gli acquirenti delle opzioni put ambiscono che il valore dell’asset sottostante cali prima che scada l’opzione.

Chiusura in-the-money e out-of-the-money.Quando ci si riferisce alle opzioni call, queste opzioni possono essere definite in-the-money nell’ipotesi in cui il prezzo dell’asset superi il prezzo di esercizio dell’opzione: in questa condizione vi è convenienza a negoziare l’opzione. Quando invece ci si riferisce alle opzioni put, le opzioni si dicono in-the-money quando il prezzo dell’asset sottostante rimane al di sotto del prezzo di esercizio. L’importo in base al quale un’opzione è in-the-money è relativa al valore intrinseco dell’opzione.

Nell’ipotesi in cui il prezzo dell’asset corrisponda al prezzo di esercizio, l’opzione sarà at-the-money: si tratta di un’eventualità per lo più teorica ma, comunque, non certo escludibile.

Infine, riferendoci alle opzioni call, nel caso in cui il prezzo dell’asset sia al di sotto del prezzo di esercizio, si dice che l’opzione è out-of-the-money. In altri termini, per l’acquirente dell’opzione call non sarà vantaggioso agire esercitando i suoi diritti, poiché la posizione genererà una perdita. Di contro, riferendosi alle opzioni put, nel caso in cui il prezzo dell’asset sia superiore al prezzo di esercizio, le opzioni si diranno out-of-the-money.

Opzioni europee e americane. Un’altra grande differenza insita nella vasta gamma di diverse opzioni è relativa alla divergenza tra opzioni europee e opzioni americane: le opzioni europee sono quelle che possono essere esercitate solamente nel giorno della scadenza, mentre le opzioni americane possono essere esercitate in qualsiasi momento, prima del giorno della scadenza.

Tra le altre classificazioni di opzioni, possiamo certamente riassumere che quando un’opzione viene scambiata all’interno di un mercato dedicato (come il CBOE) viene definita listed: queste particolari opzioni hanno dei prezzi di esercizio fissi e delle predeterminate date di scadenza, rappresentando lotti da 100 azioni di una compagnia quotata. Ancora, in termini di definizioni, ricordiamo come il prezzo totale di un’opzione è chiamato “premio”, e che il premio dipende da un alto numero di fattori tra i quali il prezzo del bene sottostante, il prezzo di esercizio, il periodo del tempo rimasto prima della scadenza e la volatilità.

Perché gli investitori comprano le opzioni? Numerose sono anche le motivazioni che potrebbero spingere un investitore ad acquistare le opzioni. Naturalmente, il primo motivo è legato alla pura speculazione, visto e considerato che le opzioni permettono di fare un trade ad alto rischio e alto rendimento sui mercati finanziari. L’investitore, per poter raggiungere il suo profitto desiderato, dovrà dunque identificare l’asset su cui investire, la direzione del movimento dei prezzi, la tempistica di questo movimento. Non certo una gamma di scelte facili!

Ad ogni modo, quella della pura speculazione non è certamente l’unica motivazione sottostante l’utilizzo delle opzioni: una ragione importante è quella legata alla capacità di utilizzare leva finanziaria, andando così a registrare profitti elevati anche in caso di movimenti minimi dei valori di mercato dell’asset. Naturalmente, le opzioni possono anche essere utilizzate per finalità di copertura, andando a tutelarsi contro movimenti indesiderati di mercato.

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Swap

Lo swap è uno strumento derivato mediante il quale due controparti decidono di regolare lo scambio dei flussi di cassa di uno strumento finanziario con i flussi di cassa di un altro strumento finanziario. All’interno dell’accordo verranno naturalmente disciplinate anche le date di scambio e il modo con cui vengono stimati e scambiati i flussi.

Nel trading, piuttosto comune è il c.d. currency swap, o swap di valute: in questo casi di intende, come risulta essere facilmente intuibile, lo scambio di pagamenti di interessi a tasso fisso su un prestito in una valuta, contro pagamenti di interessi a tasso fisso su un prestito di identico importo, ma contraddistinto in un’altra valuta.

Gli swap valutari possono comprendere sia lo scambio di capitale che di interessi tra le parti, e i flussi di cassa saranno naturalmente denominati in diverse valute. In trading esistono anche altre varietà di swap, ma per il momento non saranno oggetto di approfondimento.

A questo punto, dovreste aver ottenuto sufficienti informazioni per poter cercare di compiere qualche esplorazione autonoma, più diretta, nel mondo del trading online. Riteniamo che possiate già avere tutte le informazioni utili per poter aprire un conto demo presso un broker di vostra fiducia, e avviare alcune simulazioni sull’apertura e sulla chiusura delle posizioni. Notate a quanto ammontano i margini iniziali e di manutenzioni, e cosa succede quando vengono determinate guadagni o perdite di rilievo.

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