L’attività d’investimento sui mercati finanziari è un settore in costante crescita grazie ad internet e alla regolamentazione degli strumenti finanziari. Con la regolamentazione sono arrivate anche le normative riguardanti la tassazione dei proventi che ne derivano dal trading online.

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In questa guida ci occuperemo di come dichiarare i redditi derivanti da trading online inerenti alle plusvalenze Forex e che devono essere dichiarate poi nel modello Unico e pagare le rispettive imposte tramite modello F24 con l’aliquota del 26%, rimandando ad altra sede il concetto di trading Forex e di Opzioni Binarie.

Cos’è il trading online

Prima di procedere alla spiegazione della tassazione del trading online, spieghiamo brevemente cos’è il trading online. Possiamo definire con il termine di trading onlineTOL, uno strumento finanziario che permette a tutti i trader di effettuare operazioni di vendita e di acquisto inerenti titoli di borsa utilizzando delle piattaforme e dei programmi, messi a disposizione da parte dei broker i quali sono delle società che permettono di investire nel settore finanziario tramite una piattaforma online.

Ricordiamo che affinché possa essere considerato il trading online come un’operazione sicura per i vostri fondi, anche se comunque rischiosa, è opportuno utilizzare solo intermediari autorizzati e riconosciuti dalla CySEC o dalla CONSOB o comunque da altro ente di regolamentazione. Pertanto potrete scegliere una delle seguenti piattaforme di seguito riportate per il vostro trading online in quanto regolamentate ed autorizzate.

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Passiamo ora, meglio ad analizzare come dichiarare al Fisco Italiano tutti i proventi derivanti dal trading online dovuti all’acquisto o alla vendita di titoli in borsa.

Tasse Trading Online: come dichiarare i proventi?

Tutti i proventi derivanti da attività di trading online subiscono una tassazione pari al 26% che devono poi essere dichiarati all’interno del modello unico. Esistono essenzialmente 2 regimi fiscali tra i quali bisogna saper distinguere bene:

  1. regime sostitutivo/amministrato;
  2. regime dichiarativo.

Nel caso di regime sostitutivo, la dichiarazione viene praticamente automatizzata, ogni qualvolta il trader realizzerà una plusvalenza, sarà direttamente il broker a trattenere e versare l’imposta dovuta allo Stato. Il contribuente sarà quindi esentato da qualsiasi obbligo di natura fiscale essendo il broker ad assumersene l’onere.

Nel caso di regime dichiarativo, le cose cambiano, il trader avrà l’obbligo di provvedere da sè al pagamento delle imposte su eventuali plusvalenze registrate nell’attività di trading online. Il trader sarà quindi tenuto a specificare l’ammontare dei proventi mediante la presentazione della dichiarazione dei redditi, come avviene per il normale versamento di contributi.

Broker sostituto d’imposta: IG Markets

IG Markets, anche conosciuto come IG.com, è un broker sostituto d’imposta molto popolare fra la comunità dei trader per via della sua lunga attività sul campo del Forex e del CFD trading. IG Markets opera quindi anche nel regime amministrato e il trader non dovrà occuparsi degli aspetti fiscali.

IG.com ha più di 40 anni di attività e questo prova la sua capacità di aggiornarsi nel tempo e di avere una gran competenza nel settore, qualità che portano tanti investitori a diventare clienti di questo broker.

IG Markets mette a disposizione la negoziazione su moltissimi mercati, oltre 10.000, dando al trader quindi vasta scelta con spread molto competitivi rispetto a quelli presenti sul mercato..

IG Markets offre il trading su Forex, indici, azioni, materie prime, criptovalute e altri mercati come obbligazioni e tassi di interesse.

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Come pagare le tasse sul trading: campi da compilare nel modello unico

Adesso valutiamo nel dettaglio quali campi è opportuno riempire nel modello di dichiarazione dei redditi Modello Unico con riferimento ai profitti dell’anno precedente.

All’interno del modello Unico è il quadro RT (plusvalenze di natura finanziaria) che deve essere compilato. Per essere più specifici, devi collocare l’importo della plusvalenza nella sezione ll-B precisamente al rigo RT41. Questa è la sezione appropriata per dichiarare i ricavi che provengono da operazioni di trading online.

Come specificato nelle istruzioni di utilizzo del modello unico, in detta sezione ricadono i “Redditi diversi di natura finanziaria” come:

  • contratti forward;
  • future;
  • option;
  • attività di trading online.

Anche le eventuali perdite vanno conteggiate ed inserite al rigo RT45, deducibili solo per una quota pari al 62.50% del totale, a causa dell’aumento dell’aliquota al 26% per quell’anno.

Dal 1° gennaio 2014 il governo Renzi ha previsto un ulteriore aumento dell’aliquota al 26%. Il pagamento dell’imposta dovrà essere effettuato tramite modello f24 con codice tributo 1100.

Se i flussi di denaro sono avvenuti normalmente per il tramite di un intermediario italiano, allora si compila il riquadro RT del modello unico, ovviamente si parla di intermediari registrati presso la CONSOB ed abilitati dalla Banca d’Italia.

Nel riquadro RW andranno indicati i flussi di denaro con operatori esteri, insieme ad una descrizione dei movimenti dei capitali da e verso l’estero, ma sempre se l’importo totale, sommati prelievi e depositi, supera la soglia dei 10.000 € per anno solare. Chi presenta invece del modello unico il 730 deve integrarlo con il quadro RT/RW e con il frontespizio compilato del modello unico.

Come si pagano le tasse sul trading: dichiarazione dei redditi nel modello Unico

Va sottolineato il fatto che a livello fiscale le operazioni di trading online, ovvero tutte quelle attività che riguardano in modo principale operazioni di negoziazione di titoli finanziari in borsa (oppure altri asset in altri mercati finanziari), possono rientrare in due tipi di regime fiscale differenti; entrambi prevedono modalità di dichiarazione di redditi e liquidazione imposta, anche se con metodi differenti.

  • Il primo è un regime sostitutivo del trading online.

Questo prevede che vi sia un broker che funge da intermediario per conto di una società o di un professionista, il cui compito è quello di calcolare e pagare l’imposta dovuta sulla base del guadagno ottenuto dalla negoziazione. Il guadagno così ottenuto, viene definito come plusvalenza.

Sulla plusvalenza viene calcolata un imposta che il broker è tenuto a versare allo Stato, per conto del contribuente, sostituendosi a questo. Dal lato opposto, abbiamo invece il trader che viene sollevato da questo carico, e quindi non ha adempimenti fiscali da dover svolgere.

  • Il secondo regime invece è definito regime dichiarativo. 

Questo regime prevede da parte del trader l’obbligo di dichiarare tutte le rendite o plusvalenze guadagnate, ovvero tutti i redditi percepiti dalle negoziazioni su qualsiasi piattaforma, attraverso la dichiarazione dei redditi.

Questa dichiarazione può avvenire o attraverso le istruzioni del modello 730 o attraverso il modello unico persone fisiche.

Nel modello unico deve essere indicato il totale dei corrispettivi nella parte:

  1. sezione II-B;
    1.  rigo RT41;
      1. sotto la voce altri redditi diversi di natura finanziaria.

La normativa di riferimento è la seguente: art. 67 comma 1 lett. comprese da c-bis a c-quinques del TIUR.

In sostanza avremo:

  1. calcolo di tutte le plusvalenze percepite;
  2. calcolo delle eventuali perdite;
  3. dichiarazione delle perdite o delle plusvalenze tramite Modello Unico;
  4. pagamento della relativa imposta con il modello F24.

Come pagare le tasse sul trading di eToro

I broker che operano con il regime dichiarativo hanno solitamente una sede legale all’estero, anche se perfettamente regolamentati a offrire servizi di trading in Italia. Molti broker hanno infatti sede legale a Cipro, Stato membro dell’Unione Europea. Con la licenza CySEC i broker possono operare su tutto il territorio dell’UE, Italia compresa. Uno di questi è eToro, leader mondiale del social trading con più di 10 milioni di account. Il broker è una delle realtà fintech più avanzate sul mercato ed è in totale espansione convincendo sempre più utenti a iscriversi sulla propria piattaforma.

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Come si calcolano le tasse sul trading

Al momento, per la dichiarazione dei redditi attraverso il modello unico, l’aliquota da applicare è pari al 26%. In istanza per un introito proveniente da trading online pari a 30.000 €, il trader dovrà pagare oggi 7800 €.

Il calcolo dell’imposta viene effettuata sulla somma di tutte le vendite e di tutti gli acquisti che hanno generato un guadagno nell’anno precedete. Ricordiamo che per anno precedente deve intendersi il periodo compreso tra il 01 gennaio e il 31 dicembre dello stesso anno. Il dovuto deve poi essere pagato tramite modello F24.

Quando pagare con il modello F24?

Il pagamento dell’imposta scaturita dai guadagni derivanti dal trading online per un anno inerenti all’anno precedente devono essere dichiarati tramite modello F24 se si opta per il regime dichiarativo, attraverso il modello F24, nella sezione dedicata alle plusvalenze. Il pagamento avviene in concomitanza con il pagamento delle altre tasse, comprese quelle versate a titolo di acconto. In sostanza avremo le seguenti scadenze:

  • 30 giugno;
  • 16 luglio con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Se invece si utilizza il modello Unico la scadenza per il versamento è fissata al:

  • 30 giugno per cui sarà necessario pagare il saldo dell’anno precedente ed il primo acconto per l’anno successivo;
  • 30 novembre acconto dell’anno successivo.

Codici Tributo F24 da utilizzare per i pagamenti delle imposte su plusvalenze

Come da punto 4, le tasse devono essere pagate sui proventi derivati da rendite finanziarie. Ora, questi devono essere versati allo stato secondo il consueto Modello-F24.

In questo modello deve essere indicato il codice tributo; ogni codice tributo è differente asseconda dei proventi e della loro derivazione.

Ne conseguono i seguenti codici:

  1. codice 1100; questo codice si riferisce ad un imposta sostitutiva su plusvalenza; queste plusvalenze devono derivare da cessione a titolo oneroso di partecipazioni non qualificate. 
  2. codice 1242; questa specificità di codice viene utilizzato per indicare un imposta sostitutiva alle imposte, riferita ai redditi di capitale derivante da fonte estera.
  3. codice 2724; codice utilizzato per chi effettua un’imposta sostitutiva sulle plusvalenze.
  4. codice 4043; questo particolare codice deriva dalla dichiarazione di un’imposta sul valore delle attività finanziarie. Le attività finanziarie a cui si fa riferimento, riguardano esclusivamente quelle detenute all’estero da parte delle persone fisiche residenti nel territorio dello stato Italiano, secondo quanto affermato dall’articolo 19, c. 18, D.L. 201/2011 convertito poi con successive modifiche con la Legge 214/2011.
  5. codice 4047; codice utilizzato per indicare un imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero da persone fisiche residenti nel territorio dello stato Italiano. La normativa di riferimento è sempre la stessa utilizzata anche dal codice precedente. La differenza di questi codici, riguarda il fatto che quest’ultimo codice è utilizzato solo in caso di acconto prima rata.
Come si pagano le Tasse sul Trading Online?

Se scegli un broker sostituto d’imposta esso adempierà in maniera automatica ai tuoi aspetti fiscali. Nel caso in cui tu investissi con un broker che opera nel regime dichiarativo dovresti segnalare i tuoi introiti nella tua dichiarazione dei redditi.

Qual è l’aliquota per le rendite finanziarie?

In Italia è del 26%.

eToro è un broker sostituto d’imposta?

No, pertanto devi adempiere tu stesso agli aspetti fiscali della tua operatività di trading se investi con eToro.

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