Il cambio euro dollaro è attualmente scambiato intorno a 1,0950, in calo rispetto ai massimi recenti. Le tensioni tra Stati Uniti e Cina stanno generando pressioni al rialzo sulla valuta verde, mentre i deboli PMI usciti in zona euro stanno pensando sull’euro. Il tutto, mentre diversi Paesi come l’Italia hanno iniziato ad allentare le restrizioni, in un clima di crescente incertezza.

Analisi tecnica

Il cambio euro dollaro sembra godere ancora di uno slancio al rialzo, seppur in calo. L’indice di forza relativa è inferiore a 70, e dunque al di fuori delle condizioni di ipercomprato. Tutto sommato, i tori sembrano aver preso il sopravvento. Ma per quanto?

La prima resistenza è posta a 1,0970, uno dei massimi della scorsa settimana, seguita da quella posta a 1,0995, il massimo di aprile, e infine da 1,1020, il picco di venerdì.

Di contro, guardando ai supporti, il livello di 1,0890 – che in precedenza aveva svolto un ruolo di resistenza chiave – ora serve come supporto. Seguono i supporti posti a 1.0860, e poi a 1.0810.

Analisi fondamentale

I dati PMI pubblicati da alcuni Paesi europei stanno scoraggiando l’euro. L’indice spagnolo dei responsabili degli acquisti nel settore manifatturiero ha ottenuto un punteggio pari a 30,8 in aprile, peggiore del previsto ma al di sopra dei minimi della crisi del 2008 – 2009, con la quarta economia più grande dell’Eurozona che ha fatto piccoli passi per aprire la sua economia e permettere alle persone di lasciare le loro case con maggiore libertà.

Un quadro simile si osserva anche in Italia, la terza economia più grande dell’eurozona, che sta rimuovendo alcuni limiti. Qui il dato PMI manifatturiero si è attestata a 31,1 punti, ben al di sotto della soglia dei 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione. Anche la Germania e la Francia, le maggiori economie, stanno procedendo con il ritorno alla normalità, dato che le recenti statistiche sui contagi tendono a diminuire. Gli sviluppi incoraggianti hanno aumentato la pressione per la riapertura delle economie, mentre persistono i timori di una seconda ondata. Finora gli investitori stanno reagendo ai danni già fatti e l’euro è sotto pressione.

Dall’altra parte dell’Atlantico, il presidente Donald Trump ha ribadito il suo desiderio che gli Stati tornino ad operare il più presto possibile, ma ha anche fatto alcuni commenti piuttosto impattanti sul mercato, minacciando ad esempio di annullare l’accordo commerciale con la Cina. Trump ha accusato Pechino di non aver adempiuto agli obblighi previsti dall’accordo, firmato solo a gennaio. Le sue parole hanno incrementato la posizione del dollaro come rifugio sicuro.

Alle dichiarazioni del presidente si sono poi aggiunte quelle del segretario di Stato Mike Pompeo, che ha suggerito che il virus abbia avuto origine da un laboratorio di Wuhan. Ha detto che ci sono “enormi prove” e che i servizi segreti statunitensi continuano a indagare sull’argomento.

Queste tensioni tra le più grandi economie del mondo potrebbero intensificarsi quando Washington pubblicherà un dossier completo sul coronavirus nei prossimi giorni.

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