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Meteofinanza.com - sabato, 19 gennaio 2019

Outperformance certificates: la leva finanziaria si attiva solo al rialzo

Gli outperformance certificates sono una tipologia di certificati che interessa principalmente chi ha un’alta propensione al rischio e soprattutto chi vuole ottimizzare i propri guadagni grazie all’effetto della leva finanziaria.

La differenza fra gli outperformance certificates e i turbo sta nel fatto che la leva finanziaria si attiva solo se la performance del sottostante è positiva, mentre non si attiva in caso di prestazione negativa. Questo è un grandissimo vantaggio per gli investitori, dal momento che possono sfruttare l’effetto della leva finanziaria senza doversi preoccupare di aumentare le perdite più del dovuto, qualora queste si concretizzassero.

Chi conosce e fa trading con i CFD saprà senz’altro cos’è la leva finanziaria e la sua pericolosità quando l’asset selezionato va in una direzione opposta a quella sperata. Chi invece non ha idea e vuole approfondire l’argomento può ripassarlo proprio qui >>> Leva finanziaria trading online: definizione e come funziona

Outperformance può essere tradotto con “iper prestazionale“, sebbene il termine inglese sia entrato anche nel lessico italiano. Esso in finanza indica un asset che ottiene una prestazione altamente positiva. Nel nostro caso questa viene conseguita grazie all’aiuto della leva finanziaria.

Gli outperformance certificates sono certificati sia a capitale non protetto che a capitale condizionatamente protetto. Infatti esistono outperformance certificati sia con il livello di barriera che senza. In quest’ultimo caso la somma investita non avrebbe protezione ed essa sarebbe a rischio qualora la performance del sottostante dovesse essere estremamente negativa.

Outperformance certificates: la leva finanziaria si attiva solo al rialzo

outperformance certificates: cosa sono?

In questo articolo spiegheremo il funzionamento degli outperformance certificates. Per farlo ci aiuteremo con un esempio inventato, ma che può tornare utile per una maggiore comprensione. Prima dell’esempio spiegheremo uno ad uno i termini che riguardano gli outperformance certificates.

Chi però ha dei dubbi sui certificates in generale, ovvero cosa sono, come funzionano e quali tipologie esistono, può approfondire l’argomento grazie al nostro seguente articolo >>> Cosa sono i certificates e come funzionano? [Guida alle tipologie]

Terminologia degli outperformance certificates

Passiamo ora ai termini tecnici degli outperformance certificates, noterete che alcuni di questi tornano più volte nei nostri articoli riguardanti i certificati, ma è opportuno ripeterli per aiutare soprattutto i non addetti ai lavori a capire in maniera più completa il funzionamento dei certificates.

  • Sottostante: asset finanziario al quale è collegato il certificato, esso può essere un indice, un titolo azionario, una coppia di valute, una materia prima e così via.
  • Strike: prezzo del certificato all’inizio.
  • Multiplo: non è altro che la quantità di sottostante presente nel certificato.
  • Leva finanziaria: particolarità degli outperformance certificates e di poche altre tipologie. La leva consente al certificato di aumentare la propria performance positiva. Non è attiva in caso di prestazione negativa, dunque niente timore, le perdite non vengono aumentate.
  • Livello di barriera: presente solo negli outperformance certificates a capitale condizionatamente protetto. Se il valore del sottostante dovesse scendere sotto questo livello il capitale investito non sarebbe interamente rimborsato e sarebbe a rischio di intera perdita, qualora la performance negativa dovesse essere del 100%.
  • Data di scadenza: giorno in cui termina la vita del certificato.

Compresa la terminologia degli outperformance certificates possiamo passare all’esempio. Dai termini possiamo notare che molta importanza è costituita dalla leva e dall’eventualità del livello di barriera. Senza questi due fattori il certificato sarebbe sostanzialmente un benchmark.

Outperformance certificates: esempio

Ricordiamo che l’esempio che andremo ad analizzare è totalmente inventato e non segue le quotazioni di mercato reali. Esso è utile solo ai fini didascalici e va interpretato solo in questa maniera.

Il certificato outperformance emesso dalla banca ha come sottostante l’indice FTSE MIB, ovvero il principale della borsa italiana. La sua durata è di 3 anni e al momento dell’emissione l’indice è quotato a 22.000 punti. L’investimento è di 10.000€ e la leva finanziaria è di 1:10. Non c’è livello di barriera.

Alla scadenza dei tre anni si osserva il valore dell’indice FTSE MIB e potremmo avere due ipotesi:

  1. L’indice FTSE MIB è a quota 24.000 punti con una crescita del 9,09%. Grazie alla performance positiva si attiva la leva finanziaria e il profitto diventa di 9.900€.
  2. Il maggiore indice della borsa italiana quota a 20.000 punti con un calo del 9,09%. Trattandosi di prestazione negativa del sottostante non si attiva la leva finanziaria e la perdita è pari a 909€.

Questo esempio non prevede il livello di barriera, qualora ci fosse stato e supponiamo a 21.000 punti, potremmo prevedere una terza ipotesi al termine della scadenza del certificato:

  • L’indice FTSE MIB si quota a 21.200 punti. La performance del sottostante è quindi negativa, ma superiore al livello di barriera. L’investitore avrebbe indietro il capitale investito, senza alcuna perdita. Non si attiva ovviamente la leva finanziaria.

Precisiamo che per aprire una posizione finanziaria e per mantenerla aperta è spesso necessario versare dei premi alla banca che emette il certificato. Ciò viene già specificato in fase di sottoscrizione, vi invitiamo quindi a informarvi correttamente al momento della sottoscrizione del certificato.

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