L’euro ha aperto la prima seduta europea della settimana in rafforzamento contro il dollaro statunitense. L’attenzione è tuttavia spostata a quel che accadrà nei prossimi giorni, con una ricca serie di elementi macro (produzioni industriali, indici PMI e prezzi alla produzione) che probabilmente influenzeranno in modo decisivo le future mosse della BCE, reduce dal rialzo dei tassi di 50 punti base e da alcuni spunti dichiarativi che preannunciano che saranno proprio i dati macroeconomici a dettare tempi e dimensioni dei rialzi autunnali.

Tra gli altri eventi della settimana, di maggiore rilievo, anticipiamo anche quello del 4 agosto, quando si terrà il meeting della Bank of England (BoE) a chiusura della tornata delle riunioni delle banche centrali di luglio e di agosto. Anche in questo caso il mercato sta già scontando un rialzo di 50 punti base, in un contesto di evidente surriscaldamento della dinamica dei prezzi in Gran Bretagna. Dando per certo l’incremento dei tassi, il dubbio è se questo sia effettivamente di 50 punti base o di 25 punti base.

Per comprendere che cosa accadrà non possiamo che riferirci alle ultime dichiarazioni del governatore BoE, Bailey, che ha confermato che in caso di pressioni inflazionistiche più persistenti l’azione di restrizione monetaria sarebbe diventata più incisiva, visto che il deterioramento del ciclo economico inglese non sembra aver subito accelerazioni.

Ora, considerato lo scenario di crescita domestica piuttosto debole, l’istituto monetario potrebbe optare per una maggiore prudenza nel rialzare il costo del denaro. In questo caso, la sterlina trarrebbe beneficio solo da un rialzo di 50 punti base, mentre un incremento di soli 25 punti base rischierebbe di deludere le aspettative di mercato e danneggiare la valuta britannica.

Passando poi all’area dollaro, negli Stati Uniti la serie di dati ha fornito segnali discordanti: se infatti sono state convincenti le indicazioni giunte dagli ordinativi di beni durevoli, la fiducia dei consumatori è scesa drasticamente nel corso del mese di luglio. Sono state inoltre in calo le statistiche sulle vendite di nuove case a giugno, mentre i prezzi rimangono su livelli elevati.

La stima advance del PIL del 2° trimestre ha registrato una contrazione di -0,9% t/t ann., dopo -1,6% t/t ann. del 1° trimestre: anche in questo caso le previsioni sono state deluse, considerato che gli analisti puntavano a un dato positivo, pur debole.

Ancora, rileviamo come gli investimenti residenziali abbiano corretto di -14% t/t ann. E gli investimenti fissi non residenziali sono stati marginalmente negativi. I consumi sono cresciuti di 1% t/t ann., con i servizi in forte crescita (4,1% t/t ann.), contrastati però dalle ampie flessioni dei beni.

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