Il value investing è una delle strategie di investimento nate nel secolo scorso, che ha ottenuto un forte successo e sembra che negli ultimi tempi sia tornata sulla bocca di molti investitori.

Non sai cos’è il value investing e vuoi saperne di più? Oggi abbiamo realizzato per te una guida esaustiva su questa tecnica di investimento sviluppata nel Novecento da Benjamin Graham e David Dodd, noti e ormai defunti economisti e professori statunitensi.

Cos’è il Value Investing?

Il Value Investing nel tempo ha intrapreso varie conformazioni, ma partiamo dai suoi primi passi. Si tratta di una strategia di investimento sull’acquisto di titoli sottovalutati, ovvero sotto il loro valore intrinseco.

L’acquisto di titoli sotto il loro valore intrinseco viene realizzato con l’idea di ottenere un rialzo futuro per colmare perlomeno il gap con il valore intrinseco. La differenza fra il prezzo di acquisto delle azioni (più basso, come abbiamo detto) e il valore intrinseco è chiamato margine di sicurezza, termine coniato proprio da Graham e Dodd.

Value Investing

Il padre di questa strategia è Benjamin Graham, che iniziò a insegnarla nella Columbia Business School, dove conobbe David Dodd e insieme scrissero Security Analysis, un testo pubblicato nel 1934, dove veniva spiegata la teoria del value investing.

Siamo negli anni della Grande Depressione dopo la crisi del 29 e fu proprio Graham a cercare un metodo più cauto del semplice sentiment positivo del mercato nei momenti di rialzo.

Nel prossimo paragrafo vedremo come funziona il value investing con qualche dettaglio in più, se però sei vuoi testare le tue strategie in un ambiente di simulazione potresti provare un conto demo, come per esempio quello di eToro.

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Come funziona il Value Investing?

Nel precedente paragrafo abbiamo spiegato a grandi linee cosa si intende con value investing, ma concretamente come funziona?

Graham studiava la borsa e individuava i titoli fortemente sottovalutati utilizzando alcuni parametri, tra i quali citiamo:

  • Prezzo/utili per azione;
  • Prezzo/book value per azione.

Il primo rapporto Price/Earning (P/E) è ancora oggi molto noto. Un titolo che ha un prezzo basso in borsa rispetto agli utili che effettivamente produce è un buon candidato per crescere di valore nel tempo. Questo avviene proprio perché il prezzo di mercato non corrisponde ai profitti che la società produce, ma è fortemente sottovalutato.

Stesso discorso avviene per il rapporto fra il prezzo e il book value, noto anche come Price/Book Value (P/B). Parliamo del valore degli asset posseduti dall’azienda, come per esempio macchinari per le fabbriche.

Dopo la crisi del 29 molte società subirono un crollo in borsa devastante e a differenza di oggi era molto difficile trovare investitori pronti nuovamente a comprare azioni.

Così anche le società sane, con molti asset posseduti e che registrano utili non erano poche. L’idea di puntare al value investing e non ad altri fattori rivoluzionò il modo di investire sui mercati, che portò Graham ad ottenere una performance del +17% annuo in un periodo molto buio chiamato Grande Depressione.

Il Value Investing nel secondo dopoguerra

Cos'è il value investing

Dopo la seconda guerra mondiale il mondo occidentale conobbe un periodo di ripresa economica, chiamato boom economico. La crescita azionaria rese sempre più difficile sviluppare una tecnica del value investing sui mercati finanziari.

Era tuttavia ancora possibile trovare società con un rapporto prezzo/utile per azione molto basso e quindi con una buona possibilità di crescita.

Con il tempo però era sempre più complicato trovare azioni con un basso prezzo rispetto al loro valore intrinseco, rendendo il value investing una tecnica sempre più difficile.

Graham esortava i trader a capire la differenza fra investimento e speculazione. Infatti entrate sul mercato dopo un’attenta analisi fondamentale prevedendo un rendimento e un margine di sicurezza si tratta di investimento, altrimenti si tratta di speculazione.

Le intuizione di Graham hanno formato poi diversi investitori, il più grande di tutti è sicuramente Warren Buffett, che possiamo sostenere di aver superare il maestro.

Il Value Investing di Warren Buffett

La strategia di Warren Buffett non è identica a quella di Graham, infatti più che altro Buffett puntava su titoli di società che avevano sì un prezzo basso, ma una buona crescita degli utili. Il presupposto era che questi titoli avrebbero proseguito la loro crescita e quindi offerto un rendimento all’investitore.

Warren Buffett, però, aveva capito che era meglio pagare a un prezzo corretto un’azione di una società eccezionale piuttosto che acquistare azioni a basso cotto di società decotte.

L’analisi dietro l’investimento in questo caso resta ed è forse la parte più importante di una strategia. Oggi sarebbe riduttivo parlare di Buffett come un discepolo di Graham, ma certamente lo ha studiato e ha tratto alcuni insegnamenti fondamentali.

Il Value Investing oggi

Negli ultimi anni il value investing sembrava aver finito i propri giorni, infatti gli investitori spesso hanno preferito i titoli growth e non i titoli value.

Non è escluso però che oggi il value investing possa tornare di moda, soprattutto un ritorno a considerare il margine di sicurezza, il rapporto fra prezzo e utili per azione, il rapporto fra prezzo e book value e altri dati fondamentali.

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